Un nuovo simbolo per la Namibia: giura la prima donna presidente Netumbo Nandi-Ndaitwah
Ha giurato, come prima presidente della Namibia, Netumbo Nandi-Ndaitwah, politica di lungo corso già vicepresidente e in precedenza vicepremier e ministra. Nel paese si vive un momento di forte emozione e speranza. Si guarda a questa donna come ad un simbolo di equilibrio e saggia pacificazione tra le diverse fazioni politiche e le si attribuisce un ruolo che rappresenta al tempo stesso la tradizione e il rinnovamento della società.
In un paese in cui la violenza di genere tocca punte del 33% delle donne (dati United Nations), avere come rappresentante supremo una donna ha un grande significato e incarna le speranze di molte namibiane vittime di un ruolo sociale ed economico che spesso le mortifica e non le valorizza.
La vittoria elettorale di Nandi-Ndaitwah, o com’è nota NNN, continua nel solco della Swapo, partito al potere dal 1990, anno dell’indipendenza del paese. Nandi-Ndaitwah, 72 anni, si è insediata nel corso di una cerimonia solenne alla quale hanno partecipato capi di Stato e delegazioni internazionali. Ex vicepresidente e figura di spicco della Swapo, Nandi-Ndaitwah ha ottenuto il 58% dei voti nelle contestate elezioni di novembre, confermate successivamente dal tribunale.
Il presidente uscente, Nangolo Mbumba, succeduto come presidente pro-tempore con la scomparsa del l’ex presidente Geingob, ha passato il testimone nella giornata di oggi, 21 Marzo 2025, che coincide con i 35 anni di indipendenza della Namibia.
“Non sono stata eletta perché donna ma per merito”, ha dichiarato. “Come donne, non dovremmo chiedere di essere elette in posizioni di responsabilità perché siamo donne, ma perché siamo membri capaci della società”, ha continuato.
Di certo questa elezione ha spinto la posizione della Namibia nell’ultimo Global Gender Gap Index 2024 (GGGI), l’Indice del Divario Globale di Genere, ove si posiziona al top della classifica tra le 146 economie esaminate. L’indagine annuale, pubblicata dal World Economic Forum (WEF), pone la Namibia in ottava posizione. Il suo punteggio totale è 805 su 1.000.
Gli indicatori valutati, uguali per tutti i Paesi, sono: partecipazione e opportunità economiche; risultati scolastici; salute e sopravvivenza e empowerment politico. I numeri che hanno portato il Paese dell’Africa meridionale tra i primi dieci sono: 100 per cento sull’educazione; 98 sulla salute; sull’economia 78,3 e sulla politica il 45,6 per cento. L’Italia, tanto per capire, si trova solo all’87 posto, con un punteggio di 703.
La nuova presidente si è unita a una lista crescente di donne presidenti nel continente africano. Di seguito è riportato l’elenco delle donne che hanno accettato la carica più alta nei rispettivi paesi.
– Sylvie Kinigi, presidente ad interim del Burundi da febbraio a ottobre 1993
– Ivy Matsepe-Casaburri, presidente ad interim del Sud Africa nel settembre 2005
– Ellen Johnson Sirleaf, presidente della Liberia dal gennaio 2006 al gennaio 2018
– Rose Rogombé, presidente ad interim del Gabon da giugno 2009 a ottobre 2009
– Monique Bellepeau, presidente ad interim di Mauritius da marzo a luglio 2012 e da maggio a giugno 2015
– Joyce Banda, presidente del Malawi da aprile 2012 a maggio 2014
– Catherine Samba-Panza, presidente ad interim della Repubblica Centrafricana da gennaio 2014 a marzo 2016
– Ameenah Gurib-Fakim, presidente delle Mauritius da giugno 2015 a marzo 2018
– Sahle-Work Zewde, presidente dell’Etiopia dall’ottobre 2018 a oggi
– Samia Hassan, presidente della Tanzania da marzo 2021 a oggi.
Uno dei principali temi della campagna elettorale di NNN è stata l’elevata disoccupazione giovanile, con il 44% dei giovani tra i 18 e i 34 anni senza lavoro nel 2023. Nandi-Ndaitwah ha promesso di affrontare questa sfida, ponendo l’obiettivo di creare più di 250.000 posti di lavoro nei prossimi cinque anni, con investimenti nei settori dell’agricoltura, della pesca e dell’industria creativa e sportiva.
Conservatrice e figlia di un pastore anglicano, Nandi-Ndaitwah ha militato nel partito da quando aveva 14 anni. Ha espresso posizioni rigide contro l’aborto e il matrimonio omosessuale, entrambi illegali in Namibia.
Ha anche espresso dei dubbi sulla fattibilità dello sfruttamento di risorse naturali come petrolio e gas naturale – la cui presenza pare cospicua -, e sull’investimento nel settore delle energie rinnovabili.



