Il mio training per diventare una guida safari

VanityFair_guidasafari

Malata d’Africa! A tal punto da cimentarmi in un percorso fatto di calore, polvere e sogni “heat, dust and dreams“, quello per diventare guida per safari in Africa. Ho cominciato circa un anno fa frequentando il corso teorico dell’Associazione Italiana Esperti d’Africa -AIEA- www.espertiafrica.it . Geologia, meteorologia, astronomia, tassonomia, botanica, ecologia ed etologia sono state le materie oggetto del corso a cui è seguito un esame scritto – tostissimo e durato ben sei ore – propedeutico al training sul posto. La pratica si può svolgere in Sudafrica, Kenya, Tanzania, ma io ho scelto la Namibia. Per due ragioni: è la casa del mio cuore (ci sono stata molte volte e mi piacerebbe rimanerci a lungo) ed é la destinazione piú complessa e varia (savana, deserti, popoli, geologia).

Il training in Namibia é durato 3 settimane, di cui i primi dieci giorni trascorsi in una riserva – Ongava Reserve – limitrofa al celebre parco nazionale Etosha. Sette studenti e due prof – Davide Bomben e Massimo Vallarin, presidente e vicepresidente AIEA, due guru dei safari -. Abbiamo guidato, cambiato ruote a fuoristrada pesanti, identificato un centinaio di uccelli, cinquanta piante (tutto con nome in italiano, inglese e latino!), numerosi rettili e insetti e avvistato e analizzato tutti i mammiferi presenti ( tra cui anche i rinoceronti a rischio d’estinzione). Abbiamo seguito lezioni di etichetta e comunicazione con gli ospiti, imparato ad allestire i famosi aperitivi nella savana al tramonto e letto le impronte sulla terra per individuare elefanti, leoni, rinoceronti, giraffe…

Dopo i dieci giorni di savana, siamo passati nella regione del Damarald dove abbiamo seguito un seminario di geologia e di storia delle incisioni rupestri (Twyfelfontein patrimonio Unesco dal 2007) e a seguire la famosa Skeleton Coast affacciata su un oceano arrabbiato con l’uomo, che distrugge in relitti ogni nave imprudente.

Quindi deserto. Un deserto immenso, lungo 1572 km e il piú antico esistente al mondo, anch’esso patrimonio Unesco. Abbiamo seguito un seminario con un esperto, che ci ha mostrato tutti gli esseri viventi del deserto e i loro sistemi straordinari di sopravvivenza (un coleottero che produce acqua per tutti e un ragno che rotola sulle dune a 40 giri al secondo!). Siamo stati nella Deadvlei – la valle della morte – a capire come é nata e i suoi misteri, che legano magicamente la vita con la morte. Chiudendo infine con il Kalahari, la piú vasta distesa ininterrotta di sabbia. Dune rosso fuoco e ardenti al tramonto.

Abbiamo sostenuto due esami: uno sulla savana e uno sul deserto. Ciascuno di due ore almeno. Abbiamo mangiato polvere e combattuto con la fatica di giornate di teoria e pratica di oltre 18 ore, abbiamo assaporato la meraviglia dei luoghi e tremato di ansia per gli esami, ma ne siamo usciti forti piú di prima. Perché un viaggiatore deve percepire in te questa forza e una guida non deve solo sapere, deve prima di tutto avverare desideri nati in luoghi lontani come i sogni.

Segui giorno per giorno il mio training su Vanity Fair….ce l’avrò fatta? Qui la gallery con tutte le foto: http://www.vanityfair.it/viaggi-traveller/viaggi-mondo/reportage/14/05/26/come-diventare-guida-safari-il-corso-in-namibia-lezioni

Comments
6 Responses to “Il mio training per diventare una guida safari”
  1. tramedipensieri scrive:

    Mi piace, mi piace!

    Che bello che ci racconti questo, non dev’esser facile. MI pare di capire che occorre moltoa resistenza sia per la teoria che per la pratica….

    Ma quante cose interessanti!
    Senti scriverai ancora vero?
    Ad esempio mi affascinano questo tipo di cose “un coleottero che produce acqua per tutti e un ragno che rotola sulle dune a 40 giri al secondo!”

    In bocca a lupo!…e tienici informati!
    un forte abbraccio

    .marta

  2. cordialdo scrive:

    Un cordiale attacco di invidia,e l’augurio che tutto sia OK! Ciao, stupenda iniziativa segnalatami da Marta che mi precede e che saluto. Osv.

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