La fame in Africa e i futures sul cibo

Le incognite dell’economia “virtuale” dei futures, delle speculazioni finanziarie, ed i loro riflessi sulla vita reale, in particolare sulle produzioni agroalimentari.

Sono un miliardo le persone che soffrono la fame nel mondo. Sono milioni i produttori di riso, mais, granoturco continuamente esposti al rischio povertà a causa delle fluttuazioni dei prezzi dei prodotti alimentari sui mercati mondiali.

C’è chi dice che la crescita dei prezzi sia inarrestabile, per molti motivi: perché la popolazione aumenta, perché la terra viene impiegata sempre più intensivamente per produrre mangimi per gli animali e “biodiesel”, per gli effetti dei cambiamenti climatici. Eppure, sul lungo periodo, i prezzi dei generi di base si rivelano stabili o addirittura in leggera flessione.

Cosa determina dunque fenomeni come quello verificatosi nel 2008, con prezzi al consumo di riso e mais addirittura quadruplicati, e conseguenti “rivolte del pane” scoppiate in molti paesi poveri del mondo? Probabilmente le speculazioni finanziarie rese possibili in particolare dal mercato dei derivati, dei futures, strumenti finanziari coi quali si stabilisce “oggi” a quale prezzo comprare “domani” un certo bene alimentare, come il grano o il riso.

L’Indice Globale della Fame 2011 mostra i Paesi dove la situazione è “estremamente grave”, praticamente tutti in Africa: Ciad, Burundi, Repubblica democratica del Congo, Eritrea. Questo grafico, realizzato con le ultime rilevazioni effettuate, non riflette ancora le conseguenze della crisi alimentare che nel 2011 ha colpito milioni di persone nel Corno D’Africa (in particolare in Somalia) e delle impennate dei prezzi dei beni alimentari sul mercato internazionale, che hanno raggiunto nuovi record nella prima metà del 2011.

La compravendita di titoli legati al cibo non è un fenomeno nuovo: è dal 1865 che alla borsa di Chicago si comprano e si vendono contratti (i cosiddetti futures) legati al raccolto di frumento. Il problema è che negli ultimi vent’anni un fatto nuovo ha cambiato le carte in tavola. A partire dal 1991 nel mercato finanziario sono stati introdotti i Commodity Index Fund, cioè fondi di investimento il cui rendimento è legato a un indice matematico calcolato combinando le variazioni delle quotazioni dei futures sulle materie prime (petrolio, gas naturale, oro… ma anche mais o frumento). E che cosa è cambiato? I futures sui prodotti agricoli adesso non li compra più solo chi ha un interesse diretto in quel determinato mercato (e dunque opera seguendo le leggi classiche della domanda e dell’offerta), ma anche soggetti finanziari come i fondi pensione, che investono grandi somme di denaro con l’obiettivo esclusivo di ottenere il miglior rendimento. Così il cibo è diventato come una nuova moneta, e la speculazione ha iniziato a galoppare.

Ecco che quindi il prezzo del frumento risulta spesso non legato alle sole leggi della domanda e dell’offerta reale.

Spesso la scintilla che fa scattare un aumento o una discesa dei prezzi è un fattore legato alla domanda o all’offerta di un determinato bene. Il problema, però, è che la speculazione finanziaria aumenta queste oscillazioni e nel caso delle materie prime agricole trasforma anche carestie o alluvioni in occasioni per guadagnare soldi. Così quelle che sarebbero normali situazioni di difficoltà finiscono per trasformarsi in catastrofi per migliaia di persone.

Da più parti si sta sollecitando un intervento regolativo sui mercati finanziari che protegga un bene essenziale come il cibo dalle mire speculative. In Europa tra le ipotesi in campo c’è la proposta Barnier. Il Commissario ai mercati interni Michel Barnier si è fatto promotore di un’iniziativa per migliorare la trasparenza e l’affidabilità dei prodotti derivati sulle materie prime industriali, agricole ed energetiche. La proposta potrebbe divenire legge nel 2012 e s’inquadra nella Mifid, la direttiva europea sui servizi d’investimento. Arlene McCarthy, vice presidente della commissione parlamentare per gli affari economici e monetari, ha proposto al Parlamento una risoluzione per chiede di fermare la speculazione finanziaria dannosa sui prodotti alimentari. Il 15 settembre 2010 la Commissione ha approvato una proposta di Regolamento Europeo su “Gli strumenti derivati OTC, le controparti centrali e i repertori di dati sulle negoziazioni”.

Per approfondimenti: www.sullafamenonsispecula.org

Link utili:

FOOD PRICE INDEX della FAO 

Servizio di Euronews in cui si spiega come la speculazione sul cibo influenza anche l’inflazione nei Paesi europei


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