LGBT in Namibia e diritti dei figli

La Namibia è un paese molto giovane, sia in termini di data di nascita – appena 33 anni di vita – sia in termini di percentuale di under 30, pari a circa il 65% della popolazione. Eppure la legge che regola i rapporti LGBT si rifà alla common law del diritto romano-olandese ancora in vigore dai tempi della colonizzazione. Secondo tale legge, sono considerati sodomia, e quindi illeciti, i “rapporti sessuali illegali e intenzionali per anum tra due maschi umani”. Ciò esclude quindi i rapporti sessuali per anum da parte di coppie eterosessuali o lesbiche. È solo l’omosessualità ad essere incriminata, in perfetto stile machismo africano.

Per diritto di cronaca, di fatto non vi è attuazione della legge sulla sodomia fin dall’indipendenza della Namibia.

Cosa dire invece del riconoscimento delle coppie dello stesso sesso? Anche in questo caso i cambiamenti del mondo sembrano non intaccare il paese. Sembrano non esistere.

L’argomento è tornato alla ribalta in questi ultimi giorni con il caso di Philip e Guillermo, il primo namibiano e il secondo messicano. Philip e Guillermo si sono regolarmente sposati in Sudafrica e hanno avuto tre figli con la maternità surrogata. Successivamente hanno deciso di trasferirsi presso il paese natale di Philip e là sono cominciati tutti i problemi. Il figlio maggiore e le due gemelline sono considerati solo figli di Guillermo, il messicano.

La recente sentenza della Corte Suprema della Namibia ha, infatti, annullato una decisione del tribunale di grado inferiore che ordinava al governo di esaminare la domanda di cittadinanza namibiana per il figlio maggiore della coppia. L’anno scorso, infatti, il tribunale aveva stabilito che il ministero degli affari interni e dell’immigrazione doveva ammettere la domanda e considerare il bambino come figlio di entrambi e quindi, per discendenza, cittadino namibiano a tutti gli effetti.

L’allora ministro degli affari interni, Frans Kapofi, sosteneva che la coppia – Phillip Luhl, cittadino namibiano, e Guillermo Delgado, cittadino messicano – non aveva dimostrato di essere i veri genitori del bambino presentando i risultati del DNA. Richiesta alquanto insolita, poiché nessuna coppia eterosessuale ha mai dovuto portare tale prova.

Il risultato è che Guillermo e i suoi tre figli dovranno lasciare presto il paese, in quanto considerati immigrati messicani e non aventi diritto di residenza in Namibia. Una situazione dolorosa per i due genitori, che si vedono costretti a vivere lontano l’uno dall’altro e soprattutto un’esperienza traumatica per i bambini che verranno sradicati dal luogo dove hanno finora vissuto.

Guillermo e Philip sono entrambi professori di architettura all’Università della Namibia – UNAM -, hanno acquistato una bella casa, hanno una vita sociale per loro e per i bambini e poi hanno la grande famiglia di Philip che li aiuta ad allevare i figli e a riempire d’amore le loro vite. Tutto ciò dovrà finire. Cinque e più vite stravolte da un esame del DNA. Cinque sorrisi rotti dal pregiudizio sul ruolo del partner omosessuale, non considerando che forse vale di più la qualità e quantità d’amore che il genitore è capace di donare. Due genitori che devono arrivare alla soluzione finale di separarsi o fare scelte drastiche.

Philip, come ultimo tentativo disperato prima dell’espulsione dal paese della sua famiglia, ha pubblicato sui quotidiani una lettera indirizzata al presidente Geingob, in cui prega per un suo intervento a loro favore per evitare il suo esilio forzato. La sua ultima possibilità è di diventare un esule, lasciare la Namibia, il suo paese, ove ha costruito tanto anche in campo universitario, ove è una persona conosciuta e rispettata, ove ha posto solide basi per la sua famiglia. Andare via con una valigia in giro per il mondo e dover ricostruire tutto da zero, perdendo tutto, ma potendo almeno tenere la sua famiglia.

È giusto che si debba arrivare a tanto? È davvero così inaccettabile che tre figli abbiano due padri? È giusto rendere legalmente orfani dei bambini che si considerano figli di due persone?
La risposta ognuno la ha, ma intanto l’opinione pubblica namibiana inizia a svegliarsi sul tema e sempre più attivisti e persone comuni stanno cominciando a considerare troppo stretta e obsoleta le legge sulla sodomia e la mancanza di diritti per le coppie LGBT.

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