Mozambico: la scoperta del gas nel Nord

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1.974 miliardi di metri cubi di gas sono una quantità che gli operatori definiscono “giant”. Questi mega serbatoi naturali sono stati ritrovati proprio al largo della regione settentrionale del Mozambico.
Se si pensa che l’Italia ogni anno brucia 78 miliardi di metri cubi di gas (dato 2011), una quantità come quella scoperta equivarrebbe a più di 25 anni di consumo assicurato. E l’Italia, attraverso il colosso Eni, che ha portato avanti le esplorazioni e perforazioni, almeno per un po’ non dovrà più preoccuparsi di come rifornirsi della preziosa risorsa.

Se uno non conosce questa storia non può capire cosa sta accadendo in tutta l’area della Provincia di Cabo Delgado, per l’appunto al nord del Mozambico.

Pemba è la città di riferimento per tutta la Provincia ed è l’ultimo aeroporto prima del confine a nord con la Tanzania. Pemba, fondata dai Portoghesi e incastonata in una delle baie più grandi del mondo, in epoca moderna cresce, alimentata da vacanzieri vogliosi di trascorrere piacevoli ore sulla famosa spiaggia di Wimbi.

Quando sono arrivata, mi ha accolto come un tappeto rosso disteso in mio onore, l’ennesima turista, un lungo viale asfaltato e doppia carreggiata con palme ai margini ad abbellire lo scenario. L’atmosfera spensierata dei luoghi di vacanza e il vento pieno di salsedine che viene dal mare.

Mi sono ritrovata poi al Pemba Beach Hotel, un lussuoso albergo in stile arabo-swahili. Non dovevo soggiornare là, ma è un luogo di riferimento, utile per darsi appuntamento. Al mio ingresso, come se improvvisamente fossi stata inconsapevolmente rigettata in un qualsiasi convention center d’Europa, mi ritrovo in un salone con gente accovacciata sui propri computer portatili, intenta a leggere silenziosamente e attentamente. Ognuno seduto per conto proprio su una poltrona di pelle marrone scuro. Tutti con bermuda e maglietta.
Quel paesaggio inaspettato mi ha stordito.
Ho scoperto che l’hotel in questione non ha un buco libero da qui all’eternità. Tutte le camere sono state prese dalle società petrolifere e di esplorazione che stanno lavorando in zone offshore sinistramente denominate Area 4, Mamba o Coral.

Da quando si è scoperto il giacimento “giant”, infatti, Pemba e tutta la costa sono state sconvolte. E forse non in bene.

Gli affari per gli hotel, i ristoranti e le compagnie aeree e di servizi vanno alla grande, ma quei luoghi e quelle atmosfere, che forse il turismo avrebbe potuto imparare a preservare, stanno scomparendo. Grandi e moderne strutture si stanno espandendo per far fronte alle esigenze di tecnici e studiosi che convergono là per finalità lavorative e che quindi si aspettano di trovare ogni comfort. Spiagge prima animate da turisti in cerca di tintarella si stanno trasformando in banchi catramosi (forse a causa delle estrazioni???) e nostalgici che iniziano a popolarsi con la luce del tramonto di lavoratori in cerca di una pausa relax. Squallidi cartelli annunciano sulle facciate degli hotel la presenza di una rete wireless. E tanti uomini soli, Occidentali e Cinesi, si aggirano per le strade che costeggiano il mare…

Una grande bella scoperta il gas. Speriamo che i benefici non siano solo per noi Italiani.

Comments
2 Responses to “Mozambico: la scoperta del gas nel Nord”
  1. simone mura scrive:

    Ciao, vivo a Pemba e condordo completamente sulla prima parte ma per nulla sulla fine,”dalle spiaggie prima … ” non è assolutamente vero il mare è ancora meraviglioso, adesso con il gran caldo soffre di problema di alghe, ma tutto normale. La domenica la spiaggia è ancora il primo luogo ritrovo, con le miriadi di bambini che fanno il bagno, le famiglie sotto i cochero, e gli uomini che si sfidano a calcio sulla spiaggia.

    • Café Africa scrive:

      Caro Simone, innanzitutto ti ringrazio per il tuo contributo, utile per allargare gli orizzonti. Tuttavia, devo dire che ciò che ho scritto è frutto di miei sensazioni e di osservazioni raccolte anche in giro presso i locali.
      Il mare del Mozambico è straordinario, ma spero solo che non venga intaccato e deturpato dallo sfruttamento turistico intensivo e da attività estrattive che non tengono conto dell’incredibile ecosistema dell’area.
      Ahimè ho visto a Pemba alcuni di questi segni…

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