Kenya, Uganda, Ruanda, Burundi e forse Sud Sudan uniti da un Treno

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La nuova linea affiancherà buona parte del vecchio tracciato costruito in epoca coloniale. Anche il Governo del Sud Sudan ha chiesto di potersi collegare. Per ora sono avviati i cantieri della prima tratta tra Mombasa e Nairobi. L’intero progetto, una volta completato varrebbe 16 miliardi di dollari. Si tratta di un’opera strategica per l’intera Regione dei Grandi Laghi che non dispone di sbocchi sul mare.

Il Ministro delle Finanze ugandese, Maria Kiwanuka, ha annunciato la preparazione di un documento che conterrà le linee guida per la partecipazione di capitali/investitori privati alla realizzazione del tratto ugandese della nuova ferrovia Mombasa-Kampala- Kigali, che unisce il porto keniano di Mombasa con l’interno della Regione dei Grandi Laghi.

L’annuncio arriva in seguito alla cancellazione del protocollo di intesa con la “China Civil Engineering and Construction Company” (CCECC), la compagnia cinese incaricata della costruzione della ferrovia nel marzo 2012.

Il nuovo progetto, attualmente allo studio, si avvale del sostegno della Banca Mondiale e della Banca Africana di Sviluppo, soprattutto nella predisposizione di un pacchetto di strumenti a tutela degli investimenti dei privati.

La nuova ferrovia si collegherà alla rete keniana a Malaba, proseguirà per Kampala e di qui al confine con il Rwanda. Per l’Uganda (e il Rwanda) si tratta di un’opera strategica in quanto entrambi i Paesi non hanno sbocchi al mare. La nuova ferrovia dovrebbe assorbire una quota rilevante dell’attuale traffico merci che si svolge su ruota con tempi molto lunghi.

La linea opererà con scartamento Standard Gauge. E sostituirà integralmente quella esistente, a scartamento ridotto, che già unisce Mombasa a Kampala. Si tratta del vecchio Lunatic Express (o “serpente di ferro” secondo una vecchia designazione africana), costruito in epoca coloniale sotto l’impero britannico e attualmente gestito da Rift Valley Railway, ormai ampiamente insufficiente in termini di capacità ed efficienza di trasporto.

Nel 1898 la Imperial British East Africa Company intraprese la costruzione di un ponte sul fiume Tsavo per la Uganda Railway, la ferrovia che avrebbe unito il porto di Mombasa all'entroterra ugandese.

Nel 1898 la Imperial British East Africa Company intraprese la costruzione di un ponte sul fiume Tsavo per la Uganda Railway, la ferrovia che avrebbe unito il porto di Mombasa all’entroterra ugandese.

Gli accordi tra Kenya, Ruanda e Uganda prevedono che ciascun Paese sarà responsabile della costruzione del tratto all’interno dei propri confini nazionali, facendosi carico dei costi. Secondo le stime attuali l’intero progetto dovrebbe avere un costo totale superiore a 13 miliardi di dollari. Se tutto procederà come previsto l’intera linea potrebbe diventare operativa entro il 2018.

Da rilevare che recentemente, nel corso di un incontro avvenuto a Kampala, il Presidente del Sud Sudan, Salva Kiir, ha prospettato il prolungamento della ferrovia fino alla capitale del suo Paese (Juba).

Per il momento sono stati aperti i cantieri per la realizzazione del tratto interno di collegamento (600 km) in Kenya tra il porto di Mombasa con la capitale Nairobi, con completamento previsto per la fine del 2016 e inizio del 2017. La ferrovia avrà una velocità di percorrenza di 120/160 km/h e consentirà il transito di convogli fino a 4 mila tonnellate e comporterà un investimento di 2,5 miliardi di dollari. Sarà inizialmente a trazione diesel in quanto il Kenya non dispone della potenza elettrica necessaria per alimentare la ferrovia. L’85% dei finanziamenti sarà messo a disposizione da China Eximbank, la quota restante dal Kenya. La costruzione è affidata a China Road and Bridge Corporation. Prevista la realizzazione di una rete in fibra ottica lungo il percorso e misure di protezione/salvaguardia nell’attraversamento di zone ecologicamente sensibili con particolare riguardo alla Riserva Naturale di Tsavo.

Da definire ancora il finanziamento e la costruzione della seconda tratta keniana da Nairobi a Malaba al confine con l’Uganda. Va rilevato che la vecchia linea gestita da Rift Valley Rail dovrebbe restare comunque in attività soprattutto nel trasporto merci. La società di gestione ha anche annunciato una serie di investimenti per il suo ammodernamento con l’obiettivo di ridurre a sei ore il tempo di percorrenza della tratta Mombasa-Nairobi.

Fonte: Diplomazia Economica Italiana 06/2014

Comments
3 Responses to “Kenya, Uganda, Ruanda, Burundi e forse Sud Sudan uniti da un Treno”
  1. AfroFocus scrive:

    Certamente una buona notizia per un continente che si estende per oltre 30 milioni di chilometri quadrati e che, secondo un rapporto pubblicato un anno fa dalla corporate finance britannica SP Angel, ha solo 66.011 chilometri di rotaie concentrate nelle zone litoranee allestite in epoca coloniale per rispondere all’esigenza del trasporto di materie prime e manodopera verso i porti costieri. Senza contare che Burundi, Ciad, Guinea Equatoriale, Gambia, Guinea Bissau, Lesotho, Niger, Ruanda, Sierra Leone, Somalia e Libia non possiedono nemmeno un metro di binari. La nuova ferrovia Mombasa-Kampala-Kigali consentirà ai paesi coinvolti nel progetto di ridurre drasticamente i costi di trasporto e di aprire nuove opportunità economiche.

    • Precisazioni scrive:

      Buona sera. Vorrei fare delle precisazioni tecniche e delle aggiunte, che spero saranno gradite.
      *Il Lesotho qualche metro (quasi letteralmente) ce l’ha (1,6 km, dal Sudafrica a Maseru). La linea è moderna, ma è davvero pochissimo, con solo la stazione di Maseru a servizio dello stato.
      *Il Sierra Leone ha una piccola rete di 84 km. È piuttosto disastrata ma esiste.
      *Dall’aprile 2014 anche il Niger è un paese “ferroviarizzato”: È stata aperta la stazione di Niamey, è arrivato il primo treno “cerimoniale”, il tracciato è ancora brevissimo, ma proseguono i lavori di allacciamento al Benin.
      *Tra i paesi in cui manca una rete aggiungo il territorio Saharawi (mai avute linee) ed il Centrafrica. Di quest’ultimo so che esisteva una mini linea merci, Zinga-Mongo, oggi all’abbandono, di cui si trovano foto su internet.
      *Il Ruanda ebbe 3 mini linee industriali circa 90 anni fa; Somalia e Libia hanno avuto piccole linee di epoca coloniale italiana, ormai fuori uso da anni; mentre la Guinea Equatoriale ebbe una piccola linea, tra il 1913 ed il 1929, fra Malabo e i villaggi vicini.
      *Gli altri paesi da lei indicati (Burundi, Ciad, Gambia, Guinea Bissau) mi pare non abbiano mai avuto reti o linee.
      *Tra gli stati ed i territori insulari africani, segnalo l’esistenza di una breve linea turistica a Réunion, e una linea dismessa (146 km e scartamento standard, quindi anche abbastanza estesa) nelle Mauritius.

      Comunque, come scritto da lei, la situazione ferroviaria in Africa è quella. Una rete molto risicata, concentrata su alcune coste, pochissimi paesi con una reale rete, e intercollegamenti fra nazioni molto rari, diciamo limitati al Sudafrica coi suoi vicini e ad altri rarissimi casi. Ad esempio, vista la popolazione, la rete nigeriana è estremamente insufficiente. Ad ora, le situazioni migliori sono in Algeria, Tunisia, Sudafrica, Marocco, Egitto e Namibia.

      Comunque, oltre ai progetti in corso d’opera, vi sono vari segnali di ripresa:
      L’Algeria si sta dotando di reti tranviarie urbane in almeno una decina di città, treni molto moderni ed Algeri ha la sua prima metrò. Anche in Marocco sono state aperte reti tranviarie, mentre a Lagos è in costruzione la prima metrò. Progetti di metrò leggere sono in fase di pre-cantiere ad Addis Abeba, Port Harcourt, e Abuja. Una curiosa novità, quasi incredibile se non avessi visto foto e articolo, è quella del “pendolino” sudanese, tale “Nile Train” (Treno del Nilo), che si va ad aggiungere al “pendolino” (molto vintage) egiziano, chiamato se non erro “Turbini”.

      Buona sera e grazie per lo spazio concessomi.

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