In Namibia ogni goccia conta. L’emergenza siccità è gravissima.

Dovrebbe essere l’inizio della stagione secca in Namibia, ma come si definisce un periodo successivo ad un altro in cui le tanto attese piogge non sono arrivate? C’è solo un termine e fa paura: siccità.

Partendo dal fatto che la Namibia è già un paese desertico – semi desertico, la mancata stagione delle piogge diventa drammatica sia per la natura sia per la popolazione.

Nel parco nazionale Etosha si sta pensando a misure speciali per gli animali presenti, come ad esempio la perforazione di nuovi pozzi e la distribuzione di acqua. L’inevitabile riduzione della presenza di erbivori, che vivranno purtroppo una naturale selezione, avrà tuttavia per gli amanti del safari il risvolto positivo di concedere più possibilità di avvistamenti degli affamati predatori.

Una conseguenza, invece, meno scontata è sul cambiamento che avverrà nelle tradizioni della popolazione locale. Oltre ai problemi di scarsità di cibo per l’uomo e per il bestiame allevato, nelle popolazioni del nord della Namibia si sta avendo un impatto sulle norme di vita tramandate da millenni.

In molte comunità il “valore” di un uomo è misurato in base al numero di capi di bestiame che possiede e alla quantità del proprio raccolto. Inoltre, senza questa ricchezza, che la siccità sta spazzando via, gli uomini del nord si vedono costretti a spostarsi in altre aree, perdendo l’orgoglio del proprio status e autodefinendosi dei mendicanti.

Per la prima volta nella storia, si è accertato che allevatori Himba della regione del Kunene, nel nord ovest della Namibia, hanno camminato fino alle estreme aree orientali del paese, certi di trovare acqua e pascoli, normalmente abbondanti nella zona del Caprivi. Una volta giunti là, invece, si sono trovati di fronte ad un panorama arido e privo di erba sufficiente, con in più il problema del bestiame troppo indebolito per ritornare indietro.

Anche il matrimonio tradizionale sta subendo dei contraccolpi. È usanza che un uomo che pianifica di sposarsi deve avere almeno due capi di bestiame, in genere bovini: uno per la “lobola” – un’offerta alla famiglia della sposa – e l’altro per il banchetto nuziale.

E la morte non è da meno. Quando c’è un funerale, la famiglia del defunto sacrifica almeno un bue per offrirlo ai partecipanti.

In entrambi i casi, festeggiamenti o commiati, a causa dell’incombente grave siccità, dovranno cambiare gli usi tradizionali, limitandosi ad un consumo di carni considerate meno pregiate, come la capra e il maiale  o addirittura di pesce.

La situazione è critica e il governo, che ha ufficialmente dichiarato lo stato d’emergenza, sta mettendo in atto tutte le misure possibili per scongiurare una decimazione di massa di animali selvatici e allevati, eppure già 500.000 persone – un abitante su cinque – sono considerate a rischio per accesso adeguato a cibo e acqua.

La situazione, che si è aggravata con questa mancata stagione delle piogge, si accumula ad una serie di stagioni poco positive fin dal 2013 ed è per questa ragione che il governo namibiano si sta appellando alla comunità internazionale affinché vengano prese serie misure sui cambiamenti climatici, che hanno ricadute particolarmente gravi su paesi dagli ecosistemi così fragili come quello namibiano.

Anche ai turisti si prega di visitare il paese avendo coscienza della difficile situazione ed evitando sprechi. “Every drop counts”, ogni goccia conta, è lo slogan che come un tormentone si trova ovunque ed è giusto ricordarselo, in Namibia come nel resto del mondo.

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