La lettera scarlatta E sulla Namibia e i Corridoi turistici

È dal 28 settembre 2021 che il Ministro della Salute ha autorizzato in via sperimentale i Corridoi turistici Covid-free. Si tratta di itinerari controllati e in strutture ricettive selezionate che permettono di recarsi in mete che altrimenti sarebbero classificate Paesi elenco E, ovvero destinazione bannate dal mappamondo turistico per gli italiani.

L’Ordinanza dei Corridoi turistici, in vigore fino al 30 giugno 2022 salvo ulteriori proroghe, fissa la possibilità di recarsi presso Aruba, Maldive, Mauritius, Seychelles, Repubblica Dominicana, Egitto (limitatamente alle zone turistiche di Sharm El Sheikh e Marsa Alam) e dal 1 febbraio anche Cuba, Turchia, Singapore, Thailandia (limitatamente all’isola di Phuket), Oman, Polinesia Francese.

L’estensione dei corridoi è stata accolta con comprensibile gioia da turisti ed operatori, eppure pone dei quesiti. Uno tra questi, la Namibia figura nel famigeratissimo elenco E e dallo scoppio della pandemia nel 2020 è fatto divieto ai cittadini italiani – badate bene che per il resto degli europei le regole sono variate da tempo – di recarvisi per viaggio, con conseguenze drammatiche per il turismo e indotto. Per non citare poi che il Consiglio d’Europa si è espresso negativamente sul perdurare dei vincoli turistici da parte dell’Italia, comprendendo la Namibia nella valutazione.

L’esistenza o la gestione dei Corridoi incuriosisce ancor più quando si vanno a comparare i valori legati alla presenza del Covid nei vari paesi. Se per Mauritius i casi totali di Covid ammontano a 70.862 con 0 nuovi casi (dati aggiornati al 15 febbraio 2022) e casi per 1 milione di persone pari a 55.974 con 786 decessi in totale, troviamo altri come Maldive, Aruba e Turchia per i quali il numero di casi su 1 milione si impenna incredibilmente a cifre rispettivamente di 427.126, 298.400 e 156.154.

Allora c’è da chiedersi come mai la Namibia, con i suoi 63.771 casi su un milione di abitanti e un totale di casi da inizio pandemia di 156.810, sia ancora nella lista nera. Forse non ci sono sufficienti interessi economici da parte di operatori italiani? O si è pensato che Omicron provenisse da qui?

Nessuna destinazione turistica merita una maglia nera e più che una competizione dov rebbe essere una gara di solidarietà contro un virus che ha cambiato per sempre la nostra storia, eppure prima di castigare un paese assegnandovi, come una lettera scarlatta, la vocale E, bisognerebbe analizzare con cura i dati e le situazioni. Già solo il distanziamento sociale che in Namibia è inevitabile per sue caratteristiche socio-geografiche sarebbe un parametro di peso. La vocale E danneggia, crea contenziosi e marchia a lungo, proprio come una lettera cucita sulla bandiera.

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