La Cina finanzia la splendente sede dell’Unione Africana

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Addis Abeba è una città di contraddizioni forti. In mezzo a baracche di lamiera e strade di terra, che si trasformano in strisce di fango o polvere a seconda delle stagioni, sorgono imponenti e lussuriosi palazzi con le facciate arricchite di oro, marmi e bassorilievi. La differenza crea disagio anche nelle persone più distratte.

Ebbene tra questi edifici che si stagliano potenti e gloriosi nel panorama della capitale etiope si è inaugurato a fine gennaio la nuova sede dell’organizzazione dell’Unione Africana. In occasione del 18° vertice dell’Unione Africana, il governo cinese ha tagliato il nastro. Non c’è bisogno che torniate al rigo di sopra per assicurarvi di aver letto correttamente: il signor Jia Qinglin, membro del comitato permanente dell’ufficio politico del Partito Comunista cinese, ha inaugurato la sala conferenze per 2500 persone, l’anfiteatro esterno da 1000 posti, il centro commerciale, l’eliporto e gli uffici capaci di accogliere oltre 700 funzionari.

L’enorme complesso, costruito in meno di due anni e mezzo, è stato offerto dalla Cina che ha investito circa 200 milioni di dollari, ma non è tutto. Il Dragone ha promesso 95 milioni di dollari in tre anni all’Unione Africana, pari a un terzo del budget annuale dell’organizzazione, che ammonta a 270 milioni. E, soprattutto, si è impegnato a riequilibrare la bilancia commerciale, poiché anche in Africa l’invasione di merci cinesi a basso costo inizia a generare qualche prurito.

Un gesto di altruismo? Non proprio, se si pensa che da tempo la Cina ha esteso le proprie mire in maniera aperta al continente africano, ricco di materie prime che fanno gola all’ex Celeste impero nel pieno dello sviluppo industriale. Tant’è vero che, in occasione dell’inaugurazione dell’edificio, il numero quattro del paese asiatico, Jia Qinglin, ha osservato che Pechino è ormai il primo partner commerciale dell’Africa. Gli scambi sono arrivati a 150 miliardi di dollari (114,5 mld euro) nel 2011. Gli investimenti nel Continente nero sono cresciuti di quasi il 60% negli ultimi 12 mesi, toccando la cifra di 1,7 miliardi di dollari (1,3 mld euro).

D’altro canto, i dirigenti cinesi ripetono continuamente che il loro interesse non è legato unicamente a petrolio e minerali, ma che l’obiettivo è quello di essere un partner globale ed equilibrato. Secondo Jean-Pierre Cabestan, docente all’università di Hong Kong, la relazione tra le due aree geografiche sta diventando multiforme e più complicata: essa è gestita sempre meno dallo stato, mentre grandi società e piccoli imprenditori giocano le loro carte.

C’è anche chi, come la Banca mondiale, invita a guardare alla relazione Cina-Africa da un punto di vista alternativo: l’apporto del paese asiatico allo sviluppo diinfrastrutture è importante, soprattutto nelle regioni dalle quali gli occidentali si sono ritirati. Ma non mancano le voci contrarie: altri sostengono che nei cantieri lavorano molte persone provenienti dalla Cina e queste, a loro volta, attirano commercianti che uccidono l’economia locale.

http://www.italiaoggi.it/news/dettaglio_news.asp?id=201201311159576242&chkAgenzie=ITALIAOGGI

In ogni modo il meccanismo dell’offerta di infrastrutture in cambio dell’accesso ai mercati e alle risorse è vecchio come il colonialismo e la Cina non è da meno ora che ha fame di energia e materie prime.

Uno dei primi esperimenti fu la tratta ferroviaria tra Tanzania e Zambia, costruita tra il 1970 e il 1975 con capitali cinesi. Poi sono arrivati i progetti idroelettrici come la diga di Merowe in Sudan, quella di Bui in Ghana o del Gibe III in Etiopia.
E le cinque zone economiche speciali e di cooperazione commerciale istituite con Zambia, Nigeria, Mauritius, Egitto ed Etiopia, dove Pechino finanzierà anche la costruzione di una tratta ferroviaria lunga 320 chilometri per collegare la città di Sebeta a Meiso, località a Est di Addis Abeba.
Nel novembre 2011, il vice ministro del Commercio, Jiang Yaoping, firmò inoltre con la Tanzania una serie di accordi che prevedono prestiti del valore di 95 milioni di dollari per lo sviluppo della rete di telecomunicazioni e dei trasporti.
Senza contare “regali” a puro scopo propagandistico come lo stadio nazionale di Maputo, in Mozambico, costato 500 milioni di yuan (60 milioni di euro) o lo stadio di Yaoundé, in Camerun, finanziato con 160 milioni di yuan. Entrambi monumenti all’amicizia tra Cina e Africa.

http://www.lettera43.it/economia/macro/38489/africa-le-mire-del-dragone.htm

Inoltre, l’assenza della Libia, principale sostenitore e finanziatore dell’Unione Africana nell’epoca di Muammar Gheddafi (15% del budget totale), le donazioni cinesi sono divenute strategiche per continuare a contare qualcosa sullo scacchiere globale.

Ma la Cina probabilmente non è l’unica ad esprimere le sue ambizioni espansionistiche sul continente costruendo grattecieli nel centro di Addis Abeba. La Germania, infatti, proprio affianco al nuovo edificio ha avviato la costruzione della sede del Dipartimento della Pace e Sicurezza dellUA con un investimento di 26,5 milioni di euro. Un importo che si inserisce all’interno del sostegno complessivo di quasi 100 milioni di euro da parte della Germania per progetti di costruzione dell’UA.

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