Dal festival dell’economia di Trento: ma il Mozambico esiste senza aiuti?

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L’esistenza di una bandiera, la presenza di un rappresentante alle Nazioni Unite, l’inno nazionale, la lingua, il riconoscimento dei confini da parte degli stati limitrofi, il comune sentire della popolazione sono elementi sufficienti a determinare l’esistenza di un Paese? Forse no.
Nell’ambito dell’ormai celebre manifestazione Festival dell’Economia, che si tiene ogni anno a Trento, si è discusso di “Un paese che non esiste: il Mozambico tra sovranità e dipendenza”. In collegamento Elisio Macamo, sociologo mozambicano e professore di Studi Africani all’Università di Basilea, ha dichiarato provocatoriamente che il suo Paese natale in realtà non esiste, perché dipendente dagli aiuti esterni e pertanto non dotato di piena sovranità.

eloisio macamo

“L’esistenza di un Paese – ha detto Macamo – si determina anche in base alle relazioni che ha e nel modo in cui viene visto e appreso.” Con più di due terzi del bilancio dello Stato finanziato dall’esterno, il Mozambico si trova ad essere “dipendente” dagli aiuti internazionali che “danno esistenza al Paese, ma in forma perversa”.
Secondo la prospettiva di Macamo, la sovranità del Mozambico, e dei molti altri PVS, è minata dall’azione esterna che fissa i parametri di ciò che rientra nel “meritevole d’aiuto” o meno. Pertanto, i Paesi ricchi sentono l’obbligo morale dell’aiuto, ritenendo di essere nel giusto. Mentre, chi riceve aiuto è considerato in errore e bisognoso di insegnamenti e correzioni. In quest’atteggiamento, tra il paternalistico e l’egemone, si va a ledere la libertà di un Paese e, quindi, la sua sovranità.

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I programmi di aggiustamento strutturale, i programmi sociali, l’esenzione fiscale per gli investimenti stranieri sono azioni attuate in Mozambico utilizzando l’idea dello sviluppo portata avanti dai Paesi occidentali, senza prevedere discussioni né tra il governo mozambicano e i Paesi donatori, né tra lo Stato e la società civile. Ciò ha portato a quella che Macamo definisce la “trivializzazione” del politico, che si evidenzia in uno svuotamento di potere del Parlamento, e la “commercializzazione” dei problemi sociali del Paese, vale a dire che si segnalano solo i problemi per i quali esistono interessi di finanziamento.
A questa critica di Macamo verso il sistema della cooperazione internazionale, che attua una forma di protettorato attraverso gli aiuti, si è contrapposta una domanda dal pubblico: “ma incolpare i Paesi esteri e parlare di limitata sovranità ed egemonia degli aiuti non é un modo per deresponsabilizzare il governo del Mozambico?”.
Forse la verità sta nel mezzo…

Alessandra Laricchia

Comments
2 Responses to “Dal festival dell’economia di Trento: ma il Mozambico esiste senza aiuti?”
  1. paola scrive:

    Molto interessane la problematica evidenziata al Festival dell’economia.

    • Café Africa scrive:

      Si. É stato molto stimolante il confronto tra due connazionali – il relatore e lo spettatore – che avevano due visioni diverse, quasi opposte. Mentre Macamo pone le responsabilità dei problemi del Mozambico in capo ai Paesi occidentali, che soffocano e piegano il Paese al loro volere, l’uditore ha ribattuto che non é possibile colpevolizzare la comunità internazionale di corruzioni e disservizi propri dei vari livelli di governo interno.
      Ritengo che entrambe le prospettive contengano della verità, perché così com’è noto l’uso strumentale degli aiuti ai PVS, non é giustificabile il vittimismo e la deresponsabilizzazione. Sono convinta che la lotta alla corruzione interna sarebbe efficace sia per ridare credibilità ai politici, sia per eliminare o ridurre il sistema di dipendenza da certi tipi di aiuti stranieri.

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