Congo in Rosa

RichardMosse
Bambini con le labbra chiuse e dritte, una linea retta sul loro volto serio. Non possono fare altro dinnanzi ad una punta di mitra che li osserva. Non c’è spavento negli occhi, ma abitudine. La ferocia non li spaventa più. L’abitudine li blocca fermi sul ciglio di una strada con le braccia penzoloni in attesa. Aspettano che torni il tempo dei giochi.
Il mio sguardo è basso da anni, da quando ho udito nella notte le urla strazianti delle mie sorelle. I maledetti kalashnikov che uccidono in vario modo, con una pallottola o con un’atroce penetrazione. Le sento ancora le voci che hanno viaggiato in tutto il villaggio come monito. E più le torture si facevano udire correndo via dalla porta spalancata, salendo sui tetti di legno, entrando nei cuori, più ridevano gli uomini dall’anima nera come la notte di Luna nuova.
La traccia mimetica segnata sui suoi abiti lo rende fiero mentre posa con il braccio sinistro teso verso il cielo plumbeo e il pugno stretto come afferrasse il cuore di un leone. Non sa che il fotografo in un paese lontano ritoccherà quel ritratto e il suo orgoglio sarà deriso. Ma non qui, non ora, non in questa terra di guerra in cui l’erba accoglie velocemente i corpi in un abbraccio.
L’acqua che arriva dai Virunga, le montagne in cui Dio si nasconde, serve per lavare i panni dalla polvere, ma il sangue non viene via. Mentre strofino la croce che indosso dondola sul mio cuore, battendo per entrare, ma i miei occhi riflessi nell’acqua mi fanno vedere che la mia anima è già andata via. È la dove vive quelle delle mie sorelle.
Le bare piccole sono sette. Di legno come quello dei tetti. Le mie sorelle sono tutte là.
di Alessandra Laricchia

Richard Mosse: The Impossible Image from Frieze on Vimeo.

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