Covid-19: la situazione contagi in Namibia

Il crescere del numero di casi in Namibia di Covid-19 era purtroppo atteso. Con il trascorrere della stagione invernale e la diffusione della pandemia in tutti i continenti, il paese era preparato ad assistere ad un picco. Si è infatti passati dalle pochissime decine di qualche settimana fa a gli oltre 500 casi ad oggi.

Il bollettino al 7 luglio vede infatti 539 casi confermati, di cui 25 ricoverati. La buona notizia è che finora i decessi sono zero.

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Rimane uno stato d’allerta elevata per la regione Erongo, in quanto il 90% dei casi positivi di Covid-19 proviene dalla cittadina portuale di Walvis Bay. Proprio in considerazione di questa concentrazione, il presidente Geingob ha dichiarato che, mentre le 13 regioni della Namibia rimarranno nell’attuale fase 4, l’Erongo rimane nella fase 3 fino al 3 agosto 2020. Ciò implica per Walvis Bay, Swakopmund, Arandis e il resto dell’area forti limitazioni alla libertà di movimento.

In risposta alla diffusione pandemica in atto nella regione di Erongo, il presidente Hage Geingob ha anche annunciato l’intenzione di trasferire temporaneamente i residenti degli insediamenti informali di Walvis Bay, Swakopmund e Arandis in alloggi popolari non ancora allocati, nel tentativo di decongestionare gli insediamenti informali, ove risulta difficile mantenere il distanziamento sociale.

La Namibia, diversamente da alcuni paesi africani, ha messo in atto una campagna di test di massa per il Covid-19. Al momento ne è interessata esclusivamente l’area di Walvis Bay.

All’inizio della pandemia la Namibia era costretta ad inviare i campioni raccolti ai laboratori del Sudafrica, implicando tempi lunghissimi di risposta. Attualmente, invece, grazie anche al supporto del governo tedesco che in marzo ha messo a disposizione reagenti, materiali da laboratorio e formazione sul campo, si utilizzano i laboratori locali.

Il Namibia Institute of Pathology (NIP), dopo aver potenziato la sua capacità, è ora in grado di testare fino a 700 campioni Covid-19 al giorno, contro i circa 360 campioni al giorno delle settimane precedenti. A disposizione a anche i laboratori privati PathCare, con una capacità di circa 100 campioni al giorno.

Un aiuto molto consistente è poi arrivato dagli Stati Uniti con 100 milioni di dollari namibiani per combattere il Covid-19, suddivisi tra rafforzamento delle capacità di test dei laboratori della Namibia, investimenti nelle comunità locali e nella loro capacità di combattere il virus, miglioramento delle risposte di emergenza alle epidemie.

Ulteriore supporto è arrivato dalla Cina, che ha donato forniture relative al Covid-19 per un valore di 40 milioni di dollari namibiani (2,35 milioni di dollari USA)  per aiutare il paese nella lotta contro il virus. Nello specifico, la società tecnologica cinese Huawei ha donato due sistemi di misurazione della temperatura con imaging termico, in grado di identificare gli infetti monitorando a distanza la temperatura corporea. Ovviamente questo regalo da parte di Huawei potrebbe non arrivare a caso, visto che si vociferava dell’istallazione del 5G nella capitale.

Aggiornamento al 7 luglio 2020

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