Africa: l’Unione Europea ha bisogno di un partner strategico

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L’Unione Africana (UA) si è riunita ad Addis Abeba dal 23 al 30 gennaio per il 18esimo summit, in cui è stato eletto il nuovo presidente Yayi Bonni, capo di stato del Benin e rinnovato Jean Ping per il vertice della Commissione dell’UA.

Proprio su quest’ultima nomina non sono mancati gli scontri che hanno reso evidenti le differenti posizioni tra il Sudafrica del presidente Zuma, Paese entrato nel cerchio dei super emergenti BRICS e membro del G20, e il sino-gabonese Ping, che gode dell’appoggio dell’area francophone e di Paesi occidentali, come la Francia. Uno strappo che fa emergere la voce del dissenso antioccidentale e il disappunto verso ingerenze da parte delle potenze occidentali in affari interni al continente africano.

La sfida lacerante che si sta svolgendo ai vertici della massima organizzazione africana rischia di indebolire ulteriormente l’istituzione, che già soffre della perdita del suo leader e creatore: Muammar Gheddafi. Il defunto capo libico, figura controversa della politica internazionale, ha avuto, infatti, un ruolo fondamentale nella creazione dell’Unione Africana e nel suo finanziamento. Il colonnello Gheddafi, quale promotore dell’ideale panafricano di un’Africa unita, in grado di competere con le altre aree di maggiore integrazione, come l’Unione Europea (UE), era anche uno dei maggiori finanziatori dell’UA, insieme a Sudafrica, Nigeria, Egitto ed Algeria.

Ora che Gheddafi è morto, ci si chiede in che modo l’UA continuerà ad essere guidata e se riuscirà ad affermarsi come organismo internazionale pienamente rappresentativo di tutti gli Stati africani. Interrogativi che l’UE si pone fin dallo scoppio della crisi libica. Ora come mai, infatti, la comunità internazionale chiede all’Unione Africana di assumere responsabilità crescenti nell’ambito del mantenimento della pace sul continente. Per poterlo fare, tuttavia, sono necessarie risorse ingenti e unità d’intenti, che sembrano al momento mancare.

L’UE ha bisogno di un partner strategico forte in Africa ed è per questa ragione che, durante il vertice Africa-UE del 2007 a Lisbona, fu adottato con l’UA il Joint Africa-UE Strategy (JAES) ed il primo piano d’azione JAES (2008-2010). A seguire, nel 2008, ci fu l’apertura della delegazione dell’UE presso l’Unione Africana ad Addis Abeba e, a Tripoli, la conferma della strategia congiunta con l’adozione di un secondo piano d’azione (2011-2013).

Per il momento, tuttavia, l’UE rimane con il fiato sospeso, in attesa dell’elezione di giugno del nuovo presidente della Commissione UA, che finalmente darà un segnale di quella che sarà la rotta intrapresa da un continente che attraversa una fase di grandi cambiamenti.

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L’articolo è stato pubblicato su Newsletter di febbraio 2012.pdf  dell’Associazione Giornalisti Europei – AGE – 

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