Il Sudafrica dei BRICS

E’ dal summit di Sanya, in Cina, del 2011 che il Sudafrica ha fatto aggiungere la “S” al gruppo BRIC, ovvero Brasile, Russia, India e Cina.

Ma quale ragione ha indotto questi Paesi così distanti geograficamente e culturalmente a unirsi in un acronimo e ad incontrarsi per cercare di porre delle basi di comune agire?

Ecco le risposte di Andrea Goldstein, senior economist dell’Ocse e autore di “Bric – Brasile, Russia, India, Cina alla guida dell’economia globale” su Limes.

I Bric sono una metafora dell’emergere di una nuova geografia economica; la loro caratteristica comune più importante è quella di essere grandi paesi: occupano il 26% della superficie terrestre, su cui vive il 42% della popolazione mondiale. Sono anche la metafora del sopravvento della sfera economico-finanziaria sulla politica: basti pensare che l’acronimo è stato coniato da un economista della banca d’affari Goldman Sachs, e qualche anno dopo i rispettivi capi di Stato hanno cominciato a riunirsi. Infine, sono una metafora dei costi e delle opportunità che apre la globalizzazione. Oggi rappresentano più del 14% del prodotto interno lordo mondiale.

Come mai si è unito il Sudafrica al gruppo originario?

Economicamente, il Sudafrica non aggiunge nulla: è vero che è più ricco (e più diseguale) della media dei Bric per pil procapite, pur provenendo dal continente più povero, ma come valore assoluto del pil non rientra nemmeno tra le venti maggiori economie del mondo. Il significato della sua ammissione è soprattutto politico: i Brics ora sono un vero club mondiale, avendo anche un referente africano.

I Brics sono oggi a un bivio, come racconta Niccolò Locatelli su Limes:

Possono essere cinque paesi che dialogano tra loro per sfoggiare una vocazione terzomondista (nel caso di Russia e Cina) e per accreditarsi come potenze mondiali (nel caso di Brasile, India e Sudafrica); oppure possono essere un’importante alleanza del Ventunesimo secolo. Non si tratterebbe di alleanza tra pari, stanti le differenti dimensioni delle rispettive economie, il seggio permanente con diritto di veto al Consiglio di Sicurezza dell’Onu (di Russia e Cina) e il possesso della Bomba (sempre Russia e Cina, più l’India); d’altronde, neanche la Nato o l’Unione Europea lo sono.

Per essere una coalizione c’è bisogno di essere d’accordo non soltanto nell’opposizione a qualcosa, ma anche nella fase propositiva. I Brics, che devono fare i conti con diversi problemi interni e con priorità internazionali non sempre compatibili, finora non hanno proposto nulla.

Se i Brics non decollassero, ci rimetterebbero in maniera diversa tutti i suoi membri; Brasile, India e Sudafrica perderebbero parte della loro proiezione mondiale, utile per affermarsi anche nei rispettivi ambiti regionali. Russia e Cina, che per i menzionati asset economici e politici sono più in primo piano, potrebbero ritrovarsi ad affrontare in una condizione di quasi-isolamento importanti battaglie su temi internazionali: dall’ambiente al commercio, al rovesciamento di regimi. I problemi per loro potrebbero sorgere non tanto nei rapporti bilaterali col resto del mondo – nei quali anzi il loro maggior peso specifico li garantisce più di qualsiasi alleanza – quanto in sede di confronto con le altre potenze.

BRICS counties. BRICS - Brazil, Russia, India,...

BRICS counties. BRICS - Brazil, Russia, India, People's Republic of China, South Africa. Português: As Potências regionais. (Photo credit: Wikipedia)

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