L’Angola prepara un piano di rilancio per il turismo

Kalandula Falls
Anche l’Angola, sulla scia di altri Paesi africani, si lancia nell’industria del turismo. Il programma è ambizioso, ma la concorrenza di alcuni Paesi limitrofi è molto forte. Basta pensare al Botswana, attestatosi come meta di élite e alla Namibia che negli ultimi ani ha visto un boom di presenze.
Al momento l’Angola sembra puntare soprattutto sul turismo d’affari, ma solo conquistando la fetta del turismo naturalistico riuscirà ad accrescere il vero potenziale di creazione di posti lavoro e reddito.
Di seguito un articolo pubblicato dalla Farnesina che descrive il programma di Luanda.

Punta sul turismo il Governo di Luanda. Obiettivo, mettere al passo le infrastrutture alberghiere del Paese e inserirlo gradualmente negli itinerari più frequentati dell’Africa Australe.

Secondo i dati dell’Organizzazione mondiale del turismo, tra il 2006 e il 2010 il contributo medio annuo del turismo all’occupazione è stato dello 0,5%, con circa 139mila lavoratori occupati, un volume di affari cumulato pari a 2,1 miliardi di dollari e fondi pubblici allocati al settore per 747 milioni di dollari. Sono numeri decisamente sottodimensionati rispetto alle potenzialità del Paese. Nel 2010 (ultimi dati disponibili), sono state registrate circa 425.000 presenze, di cui 170.000 dall’Europa, 88.000 dall’Asia, 82.000 dal Continente americano e 80.000 dall’Africa.

In pratica, prevale ancora il turismo d’affari con visitatori che si trattengono pochi giorni e non usufruiscono di pacchetti turistici. Anche perché il turismo d’affari è l’unico segmento in grado di sostenere l’elevato aumento dei prezzi nelle grandi città.

Oggi il costo medio di un pernottamento a Luanda per un businessman è di 450 dollari. Occorrono 80 dollari per un pasto, 90 dollari per l’affitto di un’utilitaria e 200 per un SUV.

Per quanto riguarda la capacità ricettiva, nel Paese alla fine del 2010 si contavano 146 alberghi per un totale di 370.000 camere e 600.000 posti letto, a cui si aggiungevano altre 996 unità ricettive (pensioni e altre sistemazioni) per un totale di 439.000 camere e 715.000 posti letto.

Da un recente studio sul settore emergono significative carenze, non solo per quanto riguarda le infrastrutture, ma anche per gli ostacoli posti da una burocrazia onnipresente allo sviluppo di nuove iniziative. Si aggiungono l’assenza di incentivi e il livello scarsamente qualificato di chi opera nel settore. Per recuperare il terreno perduto (in passato l’Angola era un’importante meta turistica per visitatori provenienti da Sudafrica, Portogallo ecc.) il Governo di Luanda ha deciso di puntare inizialmente sulla domanda interna, per poi estendersi al mercato SADC  (Southern Africa Development Community ) e ottenere infine l’inserimento dell’Angola negli itinerari turistici internazionali seguendo l’esempio di altri Paesi dell’area tra cui Kenya, Mozambico, Botswana e Tanzania.

In questo contesto sono stati identificati una serie di poli turistici dove si dovrebbero concentrare le nuove iniziative (alberghi, servizi escursionistici e altro):

  • il Parco naturale di Quissama, alle porte di Luanda, in fase di ripopolamento della fauna selvatica, praticamente scomparsa a causa della guerra civile;
  • le Cascate di Kalandula nella provincia di Falange;
  • la Riserva naturale di Okwango a Kuando Kubango;
  • Baia Azul di Benguela;
  • Deserto e costa del Namibe.

Rientrano in questo progetto anche il ripristino della navigabilità del fiume Kwanza sia per scopi turistici che di trasporto merci e la creazione di una grande zona turistica transfrontaliera tra Angola, Zambia e Botswana.

Sulla base dei progetti esistenti, che prevedono tra l’altro la costruzione di ulteriori 200 nuovi alberghi, il Governo stima che, tra il 2011 e 2015, gli arrivi potranno aggirarsi intorno ai 2,5 milioni di turisti, per poi raggiungere i 4,5 milioni nel 2020, con un contributo al PIL almeno del 4%.

Fonte: Notiziario Farnesina maggio 2012

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