Tanzania adotta il modello malese: Big Fast Results Now

Jakaya-Kikwete
Il Presidente Kikwete, col programma Big Fast Results Now, punta su progetti di sviluppo che riguardano l’attività nei settori Oil&Gas ed energia ed infrastrutture di trasporto, con attento monitoraggio e coinvolgimento della società civile.

Dove vuole arrivare la Tanzania? Nel 2025 la Tanzania sarà un Paese di 65 milioni di abitanti (attualmente sono 48 milioni) con un livello medio di reddito intorno ai 4mila dollari, un’agricoltura più produttiva, un settore manifatturiero importante, un efficiente settore estrattivo diversificato anche a valle grazie ai recenti e importanti ritrovamenti di gas naturale. Il tasso di natalità sarà più contenuto grazie allo sviluppo generalizzato dei servizi sociali (sanità, educazione). Infine, si prevede che sarà definitivamente eliminata la povertà, tuttora diffusa in fasce consistenti della popolazione, soprattutto rurale.

Il Paese infatti, che ha un eccellente livello di scolarità rispetto agli standard africani, con l’utilizzo della lingua inglese a partire dalla terza elementare, sta crescendo soprattutto sotto il profilo sociale con il settore dei servizi che copre ormai il 50% del Pil. Si aggiungono poi progetti ambiziosi ma realistici nel settore dell’energia, inclusa tutta la filiera downstream delle attività estrattive.

Il Presidente Jakaya Kikwete, economista di formazione, è un politico di lungo corso e viene da una famiglia di leader locali (il padre era l’ombudsman del Paese già in epoca coloniale) ed è perfettamente consapevole delle difficoltà che la Tanzania dovrà affrontare per realizzare effettivamente questo programma, chiamato Vision 2025 che non è una novità in assoluto. La prima edizione del piano di sviluppo risale al 2005 dopodiché è stato periodicamente aggiornato ogni cinque anni. Il Paese negli ultimi 10 anni ha registrato un tasso di crescita del Pil decisamente elevato: in media tra il 6 e il 7% annuo. Sono ritmi quasi cinesi. Anche quest’anno le previsioni sono per un aumento del 6,4 per cento.

Certo, non tutto ha funzionato come era previsto sulla carta. I problemi di implementazione dei numerosi progetti di sviluppo sono quelli di sempre: burocrazia non sempre efficiente, difficoltà di coinvolgimento delle popolazioni rurali, errori in molti casi inevitabili. È il caso ad esempio di un’iniziativa da 1,4 miliardi di dollari sostenuta anche dalla Banca Mondiale per dotare l’intero Paese (città e campagne) di sistemi per acqua potabile e irrigazione. Indubbiamente i risultati sono stati inferiori a quelli previsti. C’è però anche la capacità di prenderne atto e di correggere l’approccio adottato.

Il prossimo piano quinquennale partirà nel 2016 e ci sono molte attese, anche perché il Paese dovrebbe iniziare a beneficiare, finalmente, degli introiti derivanti dagli importanti ritrovamenti di gas effettuati in area offshore nell’Oceano Indiano. La sfida è di riuscire a utilizzarli al meglio. Con questo obiettivo, Kikwete ha deciso di puntare soprattutto sulla governance della spesa pubblica, ispirandosi a un modello specifico. Si tratta del Governement Transformation Program della Malaysia da cui ha tratto anche lo slogan del suo programma intitolato Big Fast Results Now. Risultati consistenti in tempi brevi, con particolare riguardo ai seguenti settori: energia e gas naturale, agricoltura, sistemi idrici, formazione, trasporti, valorizzazione delle risorse esistenti.

Il programma è basato, in sostanza, sull’identificazione di un numero limitato di iniziative strategiche da parte del Governo. L’approccio dovrebbe essere quello della condivisione degli obiettivi con la società civile, in aggiunta a un monitoraggio continuo dello stato di avanzamento dei lavori che farà capo a un’apposita task force dipendente direttamente dal Presidente e con la promessa di pubblicazione periodica dei risultati raggiunti. L’obiettivo è creare un terreno di verifica e confronto con gli organismi responsabili per l’attuazione dei programmi e con l’opinione pubblica ponendo freno a ritardi e dispersioni delle diverse amministrazioni e all’insorgere di proteste derivanti dal mancato coinvolgimento della popolazione delle aree coinvolte.

Gas e risorse minerarie daranno nuova energia alla crescita.

A partire dal 2016 inizierà lo sfruttamento dei grandi giacimenti recentemente scoperti in area offshore nell’Oceano indiano. A questo si aggiungerà la valorizzazione delle altre risorse minerarie del Paese che finora non sono state sfruttate soprattutto per la carenza di infrastrutture di trasporto.

Il gas naturale è il maggior jolly su cui potrà contare nei prossimi anni il Governo di Dar es Salaam. La Tanzania produce attualmente circa 850 milioni di m3 anno da un giacimento dell’isola di Songo Songo scoperto nel 1974 dall’Agip. Il gas raggiunge grazie a un gasdotto recentemente ampliato da Tanzania’s Petroleum Development Corporation (TPDC) la città di Dar es Salaam alimentando una centrale da 170 Megawatt, un cementificio e altre fabbriche. Con un ulteriore investimento di 6 milioni, la TPDC ha iniziato anche un’attività di distribuzione che per ora raggiunge 57mila famiglie ed è destinata ad espandersi. L’obiettivo, a termine, è di sostituire l’utilizzo di altri combustibili negli impieghi domestici con particolare riguardo alla carbonella e i cui consumi ammontano oggi a 1 milione di tonnellate anno di cui il 50% nella capitale. È una produzione antieconomica perché comporta l’abbattimento di grandi quantità di risorse forestali.

La vera svolta, destinata a mutare radicalmente lo scenario, è rappresentata dalle recenti scoperte nel bacino del Rovuma e in altre aree offshore nel golfo di Mnazi da parte della Statoil norvegese, di Exxon e del gruppo anglo-australiano Ophir, che hanno consentito di portare a 850 miliardi di m3 il volume delle riserve stimate. Gli esperti indicano un potenziale ancora superiore con attese nell’ordine di 1,7 miliardi di m3 tenuto conto delle ulteriori aspettative relative alla Regione del Lago Tanganika per la quale nel 2013 sono state assegnate diverse licenze di esplorazione.

Il Governo prevede quindi, nei prossimi anni, di poter contare su royalties annue tra 2 e 2,5 miliardi di dollari derivanti dall’estrazione del gas. L’avvio dell’attività di produzione dei nuovi giacimenti è previsto nel 2016 e anche negli anni successivi il Paese sarà investito da un massiccio afflusso di investimenti: oltre alle piattaforme di produzione infatti, sarà sviluppata anche l’attività downstream con impianti di liquefazione per l’esportazione e con la costruzione di gasdotti e di centrali elettriche, la costruzione di diverse centrali termoelettriche e relative reti di trasporto e distribuzione, tenuto conto che la potenza installata è attualmente di appena 800 Megawatt per metà idroelettrici (con conseguenti fluttuazioni della disponibilità) e che solo il 20% della popolazione è allacciata in rete.

I progetti in corso, che dovrebbero diventare operativi nei prossimi anni, ammontano complessivamente a 3mila Megawatt e che dovrebbe rendere il Paese esportatore netto di energia nella Regione.

Industria mineraria. Attualmente l’attività principale è l’estrazione aurifera (2% della produzione mondiale) in aggiunta (ma su dimensioni molto minori) alla tanzanite utilizzata in gioielleria e ai diamanti. Ci sono anche diversi progetti in corso per lo sfruttamento di giacimenti già individuati di nickel oltre al cobalto, rame e uranio.

Cantieri aperti nelle infrastrutture di trasporto.

L’obiettivo è di rafforzare il ruolo del Paese e dei suoi porti come hub di riferimento nell’Africa orientale in aggiunta al collegamento di aree del Paese tuttora eccessivamente isolate.

Le infrastrutture di trasporto sono strategiche per lo sviluppo della Tanzania sotto un duplice profilo: il Paese, con il porto di Dar es Salaam è da sempre un hub di riferimento per l’intera Regione dei Grandi Laghi abitata da numerosi Stati che non hanno sbocco al mare. In aggiunta alle province orientali del Congo. Dispone quindi di un potenziale significativo per attività logistiche, commerciali e di servizio.

Rispetto agli standard dell’Africa centro orientale, la Tanzania è relativamente ben attrezzata sia per quanto riguarda i grandi assi stradali di collegamento nazionale e inter-regionale, sia per quanto riguarda i porti e gli aeroporti che però, in alcuni casi, sono al limite della saturazione e richiedono un ulteriore rafforzamento. Il Paese dispone inoltre di un’estesa rete ferroviaria che invece richiede interventi più radicali. Occorre aggiungere che sia per le strade che per le ferrovie, i principali tracciati risalgono ancora all’epoca coloniale e questo rappresenta un limite. Manca una rete adeguata di collegamenti interni con i grandi assi di traporto che invece sono indispensabili per garantire un efficace sbocco commerciale alle produzioni agricole e di altro tipo delle aree rurali e di molte città minori.

Porti. Il principale scalo marittimo è Dar es Salaam, ex capitale e tuttora maggiore città del Paese. Provvisto di 11 moli con profondità di attracco dai 9 ai 12 metri è considerato da molti il porto più efficiente dell’Africa Sub Shariana con tempi di carico/scarico piuttosto veloci e attrezzature efficienti, ma rappresenta ugualmente un collo di bottiglia. Attracchi e aree di stoccaggio sono ormai inadeguati per gestire un traffico annuo di 400mila container, 6 milioni di carichi liquidi e oltre 3 milioni di tonnellate di general cargo e bulk, destinati a crescere in misura consistente nei prossimi anni. Dar es Salaam infatti, assieme a Mombasa in Kenya, è anche il porto di riferimento per l’intera regione dei Grandi Laghi con particolare riguardo a Zambia, Malawi, Uganda, Rwanda, Burundi, tutti Paesi privi di sbocco al mare, e anche per le aree interne della Repubblica Democratica del Congo affacciate sul Lago Tanganika.

In tempi brevi nel contesto del programma Big Results Now, sono previsti lavori di ampliamento con un investimento di 400- 650 milioni (sono in corso trattative con la Banca Mondiale). La svolta definitiva dovrebbe avvenire con l’avvio di un nuovo porto (Bagamaoyo) situato a 60 chilometri a nord dalla capitale che sarà realizzato in più fasi e costruito e finanziato da una cordata cinese guidata da China Merchants. L’avvio dei lavori dovrebbe avvenire nel 2015.

Ferrovie. Il sistema ferroviario tanzaniano, con scartamento a 1.000 mm è piuttosto esteso (3.676 chilometri). In passato era arrivato a coprire il 70% del traffico merci del Paese inclusi i carichi in transito diretti nei Paesi confinanti, ma il mancato miglioramento e manutenzione delle infrastrutture ha comportato un continuo degrado del servizio e oggi la quota della rotaia nel trasporto merci non supera il 10%.

Le linee attuali seguono tre direttrici principali. 1) East African Central Corridor si dirama da est a ovest attraversando tutto il Paese. Collega Dar es Salaam con la capitale (Dodoma) e la città di Tabora, nella Regione centrale della Tanzania, dove si divide in tre rami: verso Kigoma ai confini con il Congo, verso Mwanza, sul Lago Vittoria dove si affacciano anche Kenya, Uganda, e verso Mpanda nella zona sudoccidentale del Paese. La sua costruzione risale ai primi del 900. 2) Tanga Arusha, una seconda linea parte da Dar es Salaam in direzione Nord, raggiungendo il parco del Kilimangiaro e il Kenya in prossimità della città di Arusha, con una diramazione verso il porto di Tanga. È stata la prima ferrovia costruita nel paese alla fine dell’800, ma originariamente esisteva solo il tratto Tanga-Arusha. Il collegamento con Dar es Salaam è più recente. 3) Tazara Railway è stata la prima grande ferrovia costruita dal Governo cinese in Africa. Collega il porto di Dar es Salaam con lo Zambia in direzione sudovest.

Sono tutte linee che hanno una portata regionale e quindi un forte potenziale di crescita per il trasporto merci (minerali, prodotti agricoli, cargo diverso e container) sia all’interno della Tanzania sia da e verso i Paesi vicini. In questo contesto il programma Big Results Now si propone una serie di interventi che consentirebbero di raddoppiare il traffico cargo dalle attuali 1,4 a 3 milioni di tonnellate rafforzando l’insieme dei collegamenti su rotaia connessi con i porti tanzaniani. Prevista anche la graduale sostituzione delle linee a 1000 mm con nuovi binari a scartamento standard.

Fonte: Diplomazia Economica Italiana, gennaio 2015

 

Comments
One Response to “Tanzania adotta il modello malese: Big Fast Results Now”
  1. tramedipensieri scrive:

    Che laura che mi fa tutto questo…
    Se da una parte ne sono contenta che la Tanzania, così come altri popoli, migliori la sua condizione socile…dall’altra mi viene un senso d’angoscia per quello che potrebbe andare perso…come nei paesi occidentali che han perso il senso di certi valori…con il consumismo imperante….

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