Camerun, ecco i settori per la crescita

Camerun

Un Paese provvisto di grandi risorse che negli ultimi anni ha registrato un tasso di crescita positivo, pari in media al 3,6% annuo, ma nettamente inferiore alle possibilità effettive, secondo il recente rapporto realizzato sul Camerun da KPMG Consulting.

La causa di una crescita non esplosiva è imputabile alla diminuzione dell’attività di estrazione petrolifera che resta la principale fonte di reddito per finanziare la spesa pubblica. per contrastare il problema, il Governo  ha avviato una serie di iniziative mirate a per incrementare lo sfruttamento delle altre risorse minerarie di cui dispone il Paese e che sono consistenti. In particolare, i lavori in parte già avviati per la realizzazione di alcune infrastrutture strategiche: centrali elettriche, ferrovie, strade e porti per consentire la raffinazione dei materiali e il trasporto dei prodotti.

Industria mineraria

Il Camerun produce attualmente 70 mila tonnellate anno di alluminio primario in una fonderia localizzata a Edea. Il principale collo di bottiglia per un ampliamento delle produzione è attualmente rappresentato dalla limitata disponibilità di energia. Per sbloccare la situazione è in fase di valutazione l’eventuale realizzazione di un progetto idroelettrico da 400 Megawatt a Natchigal, sul fiume Sanaga con una linea di trasporto di 50 chilometri a 250 chilovolt.

Il ritrovamento più significativo però è stato effettuato nella regione di Adamawa. Le riserve in questo caso sono consistenti: circa 554 milioni di tonnellate. Si prevede di poter estrarre 7,5 milioni di tonnellate l’anno e di avviare una raffineria di bauxite da 3,5 milioni di tonnellate l’anno.

In prospettiva il Camerun potrà diventare anche un importante produttore di minerale di ferro grazie a due consistenti giacimenti, localizzati rispettivamente a Dioum nel sud del Paese e a Mbalam-Nabeba al confine con il Congo Brazzaville. Il primo contiene riserve valutate in 703 milioni di tonnellate e il secondo in 436 milioni. Per il giacimento di Mbalam-Nabeba, che potrebbe risultare in una produzione annua di 35 milioni di tonnellate, è allo studio una ferrovia di oltre 500 chilometri che consentirebbe di portare il minerale estratto in Camerun e in Congo fino al nuovo porto camerounese di Kribi dove potranno attraccare navi fino a 300 mila tonnellate di stazza lorda.

Due anni fa l’irlandese Botswana Diamonds ha annunciato il ritrovamento di un deposito di diamanti con pietre fino a 2 carati. Va rilevato che nel Paese è diffusa la ricerca artigianale di pietre con una produzione annua valutata in circa 5mila carati.

Industria forestale

L’industria forestale (22 milioni di ettari di foreste di cui 17 coltivabili) è un’importante componente dell’economia camerunese: con due milioni di m3 annui il Paese è attualmente il primo esportatore africano di legname (specie prevalenti: okoumé, sapelli, ayous, tali). Il prodotto è venduto prevalentemente sotto forma di tavole (nel Paese operano una sessantina di segherie) ma esistono anche una decina di piccoli impianti per la produzione di compensati e impiallacciati. L’esportazione di tronchi (prevalentemente verso la Cina) è limitata a un numero limitato di specie. L’80% del prodotto di prima trasformazione è esportato in Europa. Primi mercati: l’Italia e la Spagna.

L’attività fa capo sia a singoli che a comunità locali (villaggi) che esercitano l’attività in maniera spesso artigianale (cosiddetto settore “informale”) con diverse tipologie di titoli di sfruttamento rilasciate dallo Stato sia ad operatori industriali, locali ed esteri che gestiscono aree di grande estensione (7 milioni di ettari in totale). In linea di principio nel Paese c’è consapevolezza dell’importanza di un utilizzo razionale di questa risorsa e la legislazione in materia è abbastanza rigorosa soprattutto per le grandi concessioni private che comunque devono certificare il prodotto. In particolare nel 2010 il Camerun ha siglato un accordo (Voluntary partnershp Agreement) con la Ue per la graduale adesione alle procedure Flegt (Forest Law Enforcement, Governance and Trade). Se poi le regole siano sempre rispettate, con sistemi di monitoraggio adeguati e adempimento delle clausole che imporrebbero di fornire infrastrutture (scuole, strade) nelle aree date in concessione, è tutto da capire!

Nel settore “informale”, a cui attinge anche un massiccio flusso illegale di esportazione di tronchi soprattutto verso la Cina, ottenere il rispetto delle regole è ancora più difficile. Attualmente gli obiettivi del Governo, in questo settore, sono di prendere pieno controllo della la situazione per quanto riguarda concessioni e titoli di proprietà e attività di certificazione, ma anche di allungare la catena del valore con lavorazioni di seconda trasformazione, in modo da creare occupazione.

Nel Paese sono direttamente presenti anche alcuni operatori italiani: il gruppo emiliano Alpicam che gestisce due grandi concessioni per un totale di 400 mila ettari; Itallegno che possiede un’importante partecipazione in Ecamplacage, uno dei principali produttori di impiallacciati; Sim (Société industrielle di Mbang) che offre servizi di taglio e gestisce una fabbrica per la produzione di tavole e lamellari.

Industria agroalimentare

Il Camerun è considerato come un’Africa in miniatura per la varietà delle condizioni climatiche e delle coltivazioni. È un Paese autosufficiente all’80% per la produzione della maggior parte delle derrate agricole. Le carenze sono individuate nell’attività di trasformazione sia per i prodotti esportati che per quelli destinati al mercato locale. Obiettivo del Governo, quindi è promuovere un allungamento della catena del valore puntando in due direzioni: l’attrazione di investitori esteri e multinazionali del settore, con agevolazioni diverse soprattutto in campo fiscale e il contestuale sviluppo di attività sul territorio con un programma chiamato “Agropoles”, che prevede sia contributi finanziari sia interventi specifici di supporto a operatori locali per la realizzazione di strade rurali, sistemi di irrigazione, acquisto di sementi, acquisto di attrezzature agricole.

Le coltivazioni industriali identificate sono: caffè, cacao, canna da zucchero, banane, palma da olio, caucciù, riso, manioca, in aggiunta all’allevamento e alla filiera avicola finalizzate soprattutto al mercato locale e regionale.

Tra le imprese italiane, attualmente, la presenza più rilevante è quella del gruppo Ferrero con una fabbrica a Youndé e un nuovo stabilimento annunciato nel sudest del Paese che lavorerà materie prime locali. Presente anche l’Università di Firenze con un progetto pilota per la produzione di farina di manioca, un prodotto che il Governo del Camerun intende valorizzare con diverse iniziative.

Materiali da Costruzione

Il Paese è ancora importatore netto di cemento con prezzi sul mercato particolarmente elevati. Per colmare il gap sono in corso diversi progetti e sono stati individuati più di una trentina di siti localizzati in diverse regioni. Attualmente lo sfruttamento è condotto in modo “artigianale” limitatamente ad alcune zone (Nord). L’obiettivo è di avviare un’estrazione con metodi industriali e di favorire la lavorazione in loco puntando sia a soddisfare la domanda locale sia quella dei mercati contigui. Il Governo punta anche alla realizzazione in regime PPP di impianti di frammentazione per la produzione di bitume.

Infrastrutture

I costruttori cinesi si sono aggiudicati la maggior parte delle commesse per opere strategiche, come la nuova autostrada Yaoundè Douala (China First Highway Engineering) e il porto in acque profonde di Kribi (China Harbour Engeneering). La carta vincente della Cina è rappresentata dalla disponibilità a finanziare opere che richiedono ingenti capitali.

L’Italia è presente nel settore con una collaborazione instaurata tra il Dipartimento di Ingegneria civile, edile e dell’ambiente dell’Università di Padova con la Scuola Nazionale Superiore dei Lavori Pubblici camerunese. Il programma, finanziato con fondi del Ministero dei Lavori Pubblici del Camerun per un importo di circa 1 milione di euro l’anno, prevede corsi congiunti di laurea e di master di primo e secondo livello in ingegneria delle costruzioni, dei materiali e dell’ambiente, con presenza a rotazione a Yaounde’ di docenti provenienti da Padova.

Energia e sistemi idrici

L’insufficiente disponibilità di energia è uno dei principali vincoli alla crescita del Paese, sia per quanto riguarda i consumi civili, sia per il fabbisogno, in prospettiva, del settore minerario. La capacità installata attualmente è di 929 Megawatt di cui 732 idroelettrici. Recentemente è stata avviata la costruzione di una nuova centrale da 30 Megawatt sul fiume Pangar ed è atteso anche l’avvio di un secondo progetto da 200 Megawatt sul fiume Ntem, ma il Paese dispone ancora di un grandissimo potenziale idroelettrico, il terzo in Africa dopo Etiopia e Congo per un totale di 294mila gigawattora annui di cui almeno 105mila considerati utilizzabili con costi competitivi.

Gli obiettivi del Governo sono ambiziosi. Si tratterebbe di portare la potenza installata, entro il 2020, a 3mila megawatt. Più concretamente sono stati identificati diversi siti per un totale di 1.400 megawatt anche con impianti di taglia medio piccola, da proporre per una realizzazione i regime di Public Private Partnership.

Altrettanto rilevante, per il Paese, è il completamento di diversi programmi avviati nel 2008 per la fornitura di acqua potabile e la costruzione di reti di fognatura. In questo contesto l’Italia ha inoltrato ai Ministri delle Finanze e dell’Economia la proposta di dedicare una parte dei fondi dell’accordo bilaterale col Camerun per la cancellazione del debito all’acquisto di pozzi per acqua potabile da destinare soprattutto alle regioni più svantaggiate del Paese sul modello di alcune esperienze già effettuate a Douala.

Fonte: Diplomazia Economica Italiana n°1/15

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