Italia Africa: la prima conferenza in grande stile

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Per la prima volta l’Italia organizza una grande conferenza ministeriale sull’Africa (Farnesina, 18 maggio 2016) e Café Africa con Confassociazioni International era presente, assieme a 52 Paesi africani, con oltre 40 Ministri degli Esteri e tanti alti rappresentanti internazionali.
Prima edizione di un evento di tale entità che mette al centro il rapporto Italia – Europa – Africa come indissolubile e strategico, soprattutto per migrazioni, sostenibilità economica e socio-ambientale, pace e sicurezza. 
La conferenza, organizzata dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, segue una serie di azioni relative al continente africano: dall’iniziativa Italia-Africa lanciata dalla Farnesina nel 2013, ai tre tour compiuti dal Premier Renzi tra il 2014 e il 2016 (toccando una decina di paesi), alle visite di Stato effettuate due mesi fa dal Presidente Mattarella in Etiopia e in Camerun. Tutte azioni segnate dalla volontà di costruire una partnership paritaria dove l’Africa non è più percepita come un continente solamente afflitto da guerre e miseria sociale, ma al contrario una regione con grandi potenzialità economiche.
Nel 2014 l’Italia si è attestata al 7° posto tra i partner commerciali dell’Africa, con un interscambio complessivo pari a 40,65 miliardi di euro, pari al 5,2% dell’interscambio dell’Africa con il resto del mondo. Primo partner commerciale dell’Africa è la Cina, con 177 miliardi di euro nel 2013, a seguire India, Francia, Stati Uniti, Spagna e Germania.
Nel 2015 l’Italia ha esportato verso il continente africano soprattutto prodotti del settore manifatturiero per un totale di oltre 18 miliardi di euro, pari a circa il 97% dell’export totale. Vengono esportati in primo luogo macchinari e apparecchiature (4,8 miliardi), prodotti derivanti dalla raffinazione del petrolio (2,7 miliardi) e prodotti della metallurgia (1,5 miliardi).
L’Italia, per contro, importa dall’Africa in misura maggioritaria i prodotti del settore minerali e miniere per un totale di circa 10 miliardi di euro, pari al 53,9% dell’import totale.
Gli investimenti diretti esteri da parte dell’Italia sono passati da 190 milioni di euro nel 2008 a 310 milioni nel 2012, con interessi crescenti per le imprese italiane, specialmente nei settori energia, infrastrutture e agroalimentare.
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L’interesse dell’Italia si rivolge verso due tipologie di Paesi: la prima categoria include i Paesi già d’interesse per le imprese italiane sufficientemente strutturate per affacciarvisi (Ghana, Senegal, Congo, Sudafrica, Camerun ed Etiopia), la seconda categoria riguarda i Paesi le cui prospettive d’interesse per le aziende italiane, almeno quelle più piccole, sono più lontane, ma verso i quali è opportuno continuare a riservare un’attenzione politica particolare.
In gioco c’è il seggio non permamente del Consiglio di Sicurezza ONU per l’Italia. La conferenza precede le elezioni previste il 28 giugno per l’assegnazione di un seggio non permamente del Consiglio di Sicurezza a cui ambisce l’Italia e l’appoggio dei Paesi africani è fondamentale. Per essere eletti membri del Consiglio di Sicurezza, i paesi candidati devono ottenere una maggioranza di due terzi dei voti espressi dai rappresentanti degli Stati membri presenti e aventi diritto voto in seno all’Assemblea Generale, che sono 192. La sola Africa ne conta 52.
Ma non è l’unica posta in gioco. Le migrazioni sono sicuramente in primo piano e il Migration Compact, attraverso il quale Matteo Renzi chiede all’UE di orientare la sua attenzione e i suoi sforzi verso i paesi in via di sviluppo, special modo l’Africa, sebbene deciso a Bruxelles, pesa sui paesi africani, che possono influire sul dibattito europeo.
Sul tema si è espressa anche Nkosozana Dlamini Zuma, la Presidente della Commissione dell’Unione Africana: “Arginare il flusso migratorio dall’Africa? Non aspettatevi un miracolo dall’Africa. Non accadrà. Ma credo che l’Europa debba trattarci come un’opportunità piuttosto che come la causa dell’attuale crisi. Penso che l’Italia possa diventare un ponte tra l’Africa e l’Unione Europea”.
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Le sfide dell’Africa non finiscono qui. Proprio nel continente africano ci sono i paesi più vulnerabili ai cambiamenti climatici. Il ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti ha ricordato che secondo il Programma delle Nazioni Unite sull’ambiente (UNEP) nel 2060 in Africa ci saranno circa 50 milioni di profughi climatici a causa di siccità, alluvioni, perdita di fertilità dei terreni, desertificazione.
“In un continente dove, fra l’altro, più di 600 milioni di persone non hanno accesso all’elettricità e dove alla maggior parte della popolazione è precluso l’accesso all’acqua potabile, ma che, al tempo stesso è dotato di considerevoli risorse naturali le future attività di cooperazione assegneranno priorità alla gestione e al trattamento delle acque e alla promozione delle energie rinnovabili”, ha dichiarato il ministro.
Dal Ministero attivato uno stanziamento di 18,7 milioni di euro in programmi di cooperazione con l’Africa per le risorse rinnovabili, che permetterebbe all’Africa di coprire il fabbisogno energetico del continente, ma sono necessari anche significativi investimenti che devono coinvolgere il settore privato ed eliminare le barriere relative a capacità tecniche, normative e politiche.
Altri rischi riguardano l’indebolimento di alcuni paesi come il Mozambico, su cui l’Italia ha in passato svolto ampia attività di cooperazione e impegno per la pacificazione, l’ingrossamento dei debiti dei paesi,  i regimi autoritari e i movimenti di liberazione, con il terrorismo talvolta connesso, le grandi disparità sociali e le violazioni dei diritti umani.
Presenza compatta delle istituzioni italiane con la partecipazione delle più alte cariche dello Stato italiano, a partire dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e dal Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni e il suo Vice ministro con delega alla cooperazione internazionale e all’Africa, Mario Giro. Tra le presenze internazionali, la Presidente della Commissione dell’Unione Africana, Dlamini Zuma, con il commissario per la pace e la sicurezza, Smail Chergui, e il presidente del Consiglio dell’Unione Africana e del gruppo G5 Sahel, Moussa Faki Mahamat.

 

 

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    Un luogo d’incontro per raccontare l’Africa e per cercare di conoscerla più profondamente, superando i luoghi comuni e i pregiudizi di cui spesso è vittima e indagando su aspetti poco noti.
    Café Africa è un mio personale modo di rendere omaggio all’Africa, terra di cui mi sono innamorata perdutamente al primo incontro.
    Per informazioni, anche di viaggi: info.cafeafrica@gmail.com
    Alessandra Laricchia

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