SUDAFRICA, KENYA, GHANA E NIGERIA IN TESTA PER LE INFRASTRUTTURE

La necessità di superare il divario infrastrutturale ha spinto i Governi locali a creare un clima favorevole agli investimenti esteri nel settore. L’ampliamento del porto di Durban del valore di 447 milioni di euro e la tratta autostradale Nairobi-Nakuru per 650 milioni, sono solo alcune delle grandi opere avviate

Negli ultimi anni Sudafrica, Kenya, Ghana e Nigeria hanno attraversato una fase di crescita sui rispettivi mercati, agevolate dal fatto di essere tra i Paesi più promettenti e con un clima d’investimento particolarmente favorevole. È quanto emerge da un’indagine condotta dall’ICA (Infrastructure Consortium for Africa) tra i cui membri si annoverano l’African Development Bank (che ne è anche il maggior finanziatore), la Southern Africa Development Bank, i Paesi del G8, l’UE (rappresentata dalla Delegazione in Costa d’Avorio) e il Sudafrica. Il report ha evidenziato come il contesto business friendly di questi Paesi abbia giocato un ruolo fondamentale nell’avvio di ambiziosi progetti infrastrutturali destinati ad avere importanti ricadute sulle singole economie nazionali.

In Sudafrica ad esempio l’autorità nazionale portuale Transnet ha da poco annunciato una gara d’appalto per un progetto multimilionario relativo ai lavori di dragaggio e allargamento del secondo pontile del terminal container del porto di Durban, che si aggiunge ai 7 miliardi di rand (447 milioni di euro), già stanziati per la costruzione del Main Marine, il principale terminal container. Si mira così a ridurre i costi per l’attracco delle navi aumentando le dimensioni dei pontili da 914 metri a 1.210 metri e la profondità del canale d’ingresso da 12,8 a 16,5 metri.

In Kenya invece il Governo ha manifestato l’intento di sviluppare un piano per la creazione di autostrade a pedaggio, favorendo la partecipazione del settore privato e soddisfare così le esigenze di collegamento del Paese a fronte dell’insufficienza delle risorse pubbliche. Al momento sono sei i progetti stradali selezionati per diventare le prime strade a pedaggio del Kenya, tra cui il tratto di 487 chilometri tra Nairobi e Mombasa, e l’autostrada di 160 km che collega Nairobi con Nakuru, per la quale il Governo si aspetta di raccogliere dal settore privato circa 700 milioni di dollari (circa 650 milioni di euro).
La rotta Nairobi-Mombasa sarà suddivisa in tre lotti per agevolare la partecipazione privata al progetto.

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Dal rapporto si ricava anche che nel 2015 sono stati impiegati circa 78 miliardi di euro per l’implementazione di progetti infrastrutturali in tutto il Continente africano, di cui la maggior parte destinati a trasporti (32,4 miliardi di euro) ed energia (32,4 miliardi) in quanto considerati prioritari per lo sviluppo e la crescita. Le opere per servizi idrici occupano, invece, il terzo gradino del podio, con un totale di 7,6 miliardi di euro seguite a ruota dall’information communication technology per la quale sono stati allocati 2,3 miliardi (con un incremento di 100 milioni rispetto al 2014).

I principali finanziatori dei progetti sono risultati i Governi locali che nel 2015 hanno stanziato complessivamente circa 26,5 miliardi di euro (di cui 4,2 miliardi provenienti dall’estero) in 44 Paesi africani. I restanti investimenti provengono in ordine da: Cina, che nel 2015 ha portato complessivamente in Africa 19,5 miliardi; membri ICA (18,5 miliardi) e comparto privato che ha finanziato opere in Africa per un totale di 6,9 miliardi di euro.

Tuttavia, occorre fare qualche distinzione per i singoli settori. Per esempio nel comparto dei trasporti, gli investimenti governativi hanno rallentato fortemente nel 2015, benché il calo sia stato ampiamente compensato dalla crescita degli investimenti dei membri ICA, per un totale di 6,3 miliardi di euro (a fronte di risorse non ICA che hanno raggiunto gli 11,7 miliardi, con la Cina che da sola ha investito 9,2 miliardi).

Anche la generazione elettrica è stata interessata da una sostanziale crescita degli investimenti, salita del 55% a livello tendenziale nel 2015 e oggi superiori a 32,4 miliardi di euro di cui 9,3 miliardi di provenienza cinese, sui complessivi 12 non ICA.

Dalla scomposizione geo-settoriale emerge poi che Sudafrica (2,8 miliardi) ed Etiopia (1,4 miliardi) sono gli Stati che hanno speso di più per i trasporti; il Mozambico invece ha destinato la maggior parte delle risorse pubbliche a sostegno dei progetti idrici (139 milioni di euro) mentre l’Angola detiene nel Continente il primato degli investimenti nell’energia (1,2 miliardi di euro corrispondenti al 21,6% del totale della spesa energetica africana) e nell’ICT (127 milioni), seguita in quest’ultimo comparto dalla Guinea con 82 milioni.

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Le cifre raccolte fanno ben sperare, ma evidenziano al contempo che c’è ancora tanto lavoro da fare. Il finanziamento resta infatti una sfida chiave: le Autorità locali hanno tradizionalmente fornito una quota consistente delle risorse finanziarie necessarie a sostenere i piani di sviluppo infrastrutturale, spesso insufficienti per garantire la continuità degli interventi. Per questo motivo il ricorso a forme di partnership pubblicoprivate è diventato sempre più frequente. Il rilancio dell’economia africana passa necessariamente per lo sviluppo di un moderno ed efficiente apparato infrastrutturale, indispensabile ad aumentare la competitività del Continente. L’Africa è in effetti una terra di grandi opportunità con un mercato in progressiva espansione. Tuttavia, anche se ricco di risorse, il Continente soffre la mancanza strutturale di infrastrutture necessarie a sostenerne lo sviluppo economico. In quest’ottica, la realizzazione di una rete infrastrutturale corrispondente alle esigenze di sviluppo è diventata sempre più una priorità per i Governi locali, pronti anche ad accogliere e favorire investimenti privati per fronteggiare la scarsezza delle risorse interne.

Fonte: esteri.it

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Comments
2 Responses to “SUDAFRICA, KENYA, GHANA E NIGERIA IN TESTA PER LE INFRASTRUTTURE”
  1. tramedipensieri ha detto:

    Al di là di tutto mi fa una tristezza vedere l’Africa sottoposta a tutti questi lavori, come se la si volesse far somigliare alla vecchia Europa, all’America….lavori pubblici utili ma sempre all’insegna della produttività, dell’occupazione e invasione di territorio naturale….
    Sapranno conservarne l’anima?

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