Covid in Namibia: un passo avanti e due indietro

Era dai tempi della tentata secessione del Caprivi nel 1999 che in Namibia non si vedeva un coprifuoco. Eppure il Covid-19 riesce a far tornare attuali soluzioni che sembrano d’altri tempi. Dal 13 agosto e fino alla mezzanotte del 28 agosto nelle regioni Erongo e Khomas vi è divieto di circolazione dalle ore 20 alle 5 del mattino, come misura anti-pandemia.

Il coprifuoco è solo una delle misure decise dal governo namibiano per contrastare la diffusione del virus, che ad oggi vede 3.726 casi confermati, 2.342 ricoveri, 1.353 casi attivi e 31 morti, di cui 12 solo negli ultimi tre giorni.

L’annunciato timido tentativo di riapertura al turismo internazionale Leggi qui si è arenato ancor prima di partire. Al momento, difatti, le frontiere e gli aeroporti sono stati nuovamente chiusi e non è possibile spostarsi via aereo nemmeno all’interno del paese. Si parla di tenere gli aeroporti chiusi fino a fine settembre. Nelle regioni di Erongo e Khomas, che per inciso comprendono Windhoek, Okahandja, Rehoboth, Walvis Bay, Swakopmund e Arandis, è finanche vietato lo spostamento al di fuori dei confini cittadini.

Il paese è tornato ufficialmente alla Fase 3, quella che era stata fissata il mese di giugno scorso, ciò comporta anche che sono vietate tutte le riunioni/funzioni oltre le 10 persone, che le scuole hanno chiuso i battenti, la vendita di alcol è soltanto nella fascia oraria 12-18 (eccetto sabato fino alle 13 e domenica divieto) e per i ristoranti valido soltanto il takeaway.

Durante il primo trimestre del 2020 la Namibia ha subito la perdita di 5.748 posti di lavoro, di cui 2.838 nella sola regione di Khomas (Windhoek principalmente). Un colpo terribile per la fragile economia locale, composta prevalentemente di redditi di sussistenza. Ad aggravare la situazione anche l’incremento dei costi dei beni di consumo, dovuto allo stretto legame con le importazioni dal Sudafrica, che stanno diventando sempre più lunghe e difficoltose e quindi costose.

Eppure, nonostante le gravi implicazioni economiche, il governo si è dichiarato costretto a porre misure severe per proteggere la popolazione, poiché si è superato di molto il numero di 3mila casi e nella capitale la diffusione è diventata la maggiore del paese.

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