Sparare ad un babbuino per 50 dollari: Botswana e Zambia chiudono le porte al business della caccia

Dopo il governo del Botswana anche quello dello Zambia decide di non concedere più licenze per la caccia. È una notizia di pochi giorni fa che fa tirare un sospiro di sollievo, dopo che il consuntivo 2012 ci aveva presentato un anno funesto per gli animali selvaggi del continente africano. Nel solo stato del Sudafrica in un anno sono stati uccisi più di 600 rinoceronti, il doppio degli anni passati.
La scelta di eliminare la possibilità di cacciare e indirizzarsi sempre più verso un turismo naturalistico e fotografico pare si stia diffondendo, a seguito dei positivi risultati ottenuti dal Botswana. Questo Paese, divenuto isola felice degli animali della savana, è stato il precursore di una politica di tutela dell’ambiente naturale, che ha portato a trasformarlo in un modello per l’ecoturismo, puntando sul concetto di qualità e non di volume.
Il turismo serio e di qualità può essere una risorsa che nel lungo periodo serve a diversificare l’economia di un paese e a creare posti di lavoro. Non è certo se il Ministro del turismo dello Zambia, Sylvia Masebo, abbia deciso di sospendere le licenze di caccia per seguire la strada tracciata dal Botswana. Secondo alcuni, difatti, la decisione potrebbe essere soltanto temporanea e motivata dell’abnorme corruzione del settore della caccia. Tuttavia, non disperiamo che sia l’inizio di un percorso di riforma del sistema della caccia e della tutela degli animali.
Purtroppo questo non elimina del tutto le possibilità di caccia nel continente e gli amanti di questa pratica si sposteranno verso Tanzania, Namibia, Mozambico, Paesi in cui ancora viene data tale possibilità.
La caccia del resto è un vero e proprio business, come negarlo!

 

Con mio stupore, misto ad orrore, mi sono imbattuta in internet in alcune tariffe relative ai trofei di caccia. Ne propongo qualche esempio per far comprendere l’entità del fenomeno.

Tariffe Trofei Namibia

Tariffe Trofei Tanzania

Elephant

$ 12 500

African Wildcat

$379.00

Buffalo

$   3 250

Baboon

$400.00

Lion

on request

Blue Wildebeest

$1,350.00

Burchell Zebra

$      700

Brown Hyena

$1,875.00

Striped Jackal

$      100

Bush Pig

$975.00

Hyena

$      450

Cheetah

on request

Impala

$      450

Crocodile

on request

Duiker

$      325

Eland

$3,500.00

Kudu

$      900

Giraffe

$4,950.00

Warthog

  $      350

Hippo

on request

Baboon

$        50

Hyena

$1,967.00

Crocodile

$  2 200

Kudu – up to 58″

$2,975.00

Hippo

$  2 800

Kudu – over 58″

$3,975.00

 

Warthog

$479.00

 

Zebra Burchell’s

$1,675.00

 

Bird Hunting

$450.00

 

Leopard

on request

 

Lion

on request *

 

White Rhino

on request

 

Buffalo

on request

 

Elephant

on request

* Lion da $ 19.950, ma se si desidera un grande esemplare con criniera il prezzo può salire fino a $ 35.000.

La lettura di questo elenco di morte è agghiacciante ed ho evitato di riportare le foto allegate poste per identificare ciascun animale. Sottolineo, tuttavia, la crudezza della nota asteriscata riguardante i leoni e la personale perplessità sul punto riguardante il babbuino, animale quanto più simile all’uomo, ma con il valore più basso rispetto a tutti gli altri trofei.
In ogni modo, dalle schede si può ben comprendere la quantità di denaro che gira attorno al business della caccia in Africa. È per questo motivo che risulta tanto difficile eliminarla totalmente.
Rhino_Horn_is_Not_Medicine_GOH
Una dovuta distinzione è quella tra caccia legale e bracconaggio, con cui la morte degli animali si fa, se possibile, più violenta e crudele. Su questo piano ci sono molti stati impegnati nella lotta al massacro di animali quali gli elefanti e i rinoceronti in primis, ma anche le grandi antilopi. Tristemente, gli animali più ricercati sono quelli con corni o zanne grandi, poiché al mercato nero hanno un valore che in taluni casi è stimato superiore a quello dell’oro e della cocaina – il corno di rinoceronte viene scambiato a 65mila $ al chilo -.
Un recente studio condotto dal prof. Melville Saayman, della sudafricana North-West University, ha rilevato che i turisti sarebbero disposti a pagare un biglietto d’ingresso ad un parco più di 300 € per riuscire a vedere i cosiddetti Big Five. Secondo il sondaggio condotto su un campione di turisti nel Kruger Park, i visitatori hanno affermato che sarebbero disposti a pagare 100€ per vedere un leopardo, 90€ per un leone, 70€ per un rinoceronte, 60€ per l’elefante e 45€ per il bufalo.
Pertanto, in base ai dati della ricerca, il prof. Saayman afferma: “se la media di vita di un leopardo è di circa 15 anni ed è avvistato da 5mila turisti all’anno, il valore del leopardo per il parco equivarrebbe a 7,5 milioni di euro”. Pur con tutte le restrizioni del caso da apportare al ragionamento del professore, in quanto si considera come base della stima una semplice intenzione di pagamento, che potrebbe ridimensionarsi all’atto dell’effettivo pagamento, è opportuno utilizzare lo studio come spunto di ragionamento. Volendo comparare il valore del leopardo calcolato da Saayman con il prezzo medio della licenza di caccia per sparare ad un leopardo – 21 mila $ – parrebbe esserci un’assoluta convenienza a proseguire sulla strada dell’ecoturismo, abolendo e restringendo sempre più l’attività venatoria.

Alessandra Laricchia

Per approfondimenti:
http://blog.africageographic.com/africa-geographic-blog/news/fingers-off-the-trigger-zambia-cancels-all-trophy-hunting-licences/

http://www.nwu.ac.za/content/nwu-study-determines-commercial-value-big-five-potchefstroom-campus-2012

Comments
4 Responses to “Sparare ad un babbuino per 50 dollari: Botswana e Zambia chiudono le porte al business della caccia”
  1. Paola scrive:

    E’ una scelta civile.

  2. Luca scrive:

    in realtà leggevo adesso su Safaritalk che si tratta di una sospensione temporanea, dovuta alla necessità di riorganizzare il Board dello ZAWA dopo il recente licenziamento del direttore; tutti i siti che ho consultato danno la riapertura della caccia a cose fatte abbastanza per scontata, anche perchè si tratta del principale canale di finanziamento dello ZAWA, (il KWS dello Zambia), una struttura parastatale che si finanzia da sola in almeno in parte. Anche perchè esattamente come in Tanzania anche lo Zambia ha quasi un terzo del territorio nominalmente dedicato alla tutela dell’ambiente e anche in questo caso la maggior parte di tali aree ha vocazione venatoria e non turistica, per cui mi risulta difficile pensare come tali aree potrebbero essere protette abolendo la caccia; ho sentito che il ministro sembra intenzionato a riaprirla con l’eccezione della caccia al leone e al leopardo, che mi sembra un’ ottima cosa. P.S. La caccia grossa non c’entra nulla con il bracconaggio al rinoceronte; oggi vi sono in africa più di 20000 rinoceronti bianchi, tutti discendenti da meno di 20 esemplari salvati più 100 anni fa in una riserva del Sud Africa. Quando la popolazione raggiunse la grandezza di alcune centinaia di esemplari i prelievi venatori ricominciarono, in tal modo fu incentivata la tutela della specie, in grado di produrre profitto in funzione di tali prelievi, è anche grazie a questo se oggi la popolazione è cresciuta di 2 ordini di grandezza,con più del 25% di questi animali di proprietà delle riserve faunistiche private in molte delle quali si fa la caccia grossa.

    • Café Africa scrive:

      Carissimo Luca, ti ringrazio per il tuo contributo che serve ad ampliare la discussione.
      Per quanto riguarda le scelte politiche dello Zambia purtroppo hai ragione, come ho scritto anche nell’articolo non è certo che si sia trattato di un definitivo abbandono della caccia. Tuttavia, c’è da dire che in molti paesi si è aperta una riflessione sull’opportunità di proseguire sulla strada del business venatorio. Si è valutato, infatti, che si tratta spesso di attività gestite esclusivamente da stranieri o comunque da bianchi e, pertanto, parrebbe non avere riflessi sullo sviluppo economico locale.
      Inoltre, il crescente sviluppo del turismo fotografico, solidale e dell’ecoturismo in generale, rappresenta oggi una seria alternativa capace di costruire su una visione di più lungo periodo e su una maggiore interazione con le popolazioni locali. I Paesi africani stanno, per fortuna, acquisendo una sempre più piena coscienza del valore del loro patrimonio naturalistico e stanno imparando a gestirlo in maniera più efficiente e sapiente.
      C’è poi da considerare il fattore culturale che ha modificato il modo di guardare agli animali e, quindi, di andare in safari. Oggi la caccia non è più popolare come un tempo e riuscire ad avere un bello scatto fotografico vale quanto e più di un trofeo.

  3. piero battaglia scrive:

    La caccia “legale”, per quanto terribile, ha aiutato a sfoltire i branchi troppo numerosi (ma non si capisce come facessero ad autoregolarsi prima della caccia!) e a limitare il bracconaggio: i soldi dei cacciatori servivano a pagare le guardie dei parchi…
    Speriamo si riesca ad arrivare veramente a safari solo fotografici, però ricordiamo anche che i leoni ammazzano le gazzelle dagli occhioni teneri…per mangiare.
    In certi casi, il business della caccia potrebbe servire per impedire il completo massacro degli animali.
    In ogni caso, il turismo (e quindi il preservare gli animali affinché possano essere visti dai turisti – giacché l’Africa solo questo ha più degli altri Continenti) è la via principale per migliorare il benessere delle popolazioni locali, quindi limitare la violenza e il brigantaggio…
    Discorso un po’ confuso ma sono certo che capirete.🙂

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