Ghana: una terra piena di ricchezze

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Il Ghana, seconda economia dell’Africa Occidentale, con una popolazione di 25 milioni di abitanti e un reddito medio pro capite attorno ai 1.800 dollari è una delle promesse dell’Africa in termini di sviluppo.

Grazie ad una vasta dotazione di risorse agricole e minerarie, cui si sono aggiunti recentemente gas e petrolio estratti dal mega giacimento Jubilee localizzato sul Golfo di Guinea, il Governo di Accra ha deciso di perseguire politiche di sviluppo ad ampio raggio: servizi sociali, infrastrutture, agricoltura. Il Paese, che ha un eccellente livello di scolarizzazione rispetto agli standard africani, con l’utilizzo della lingua inglese a partire dalla terza elementare, sta crescendo soprattutto sotto il profilo sociale con il settore dei servizi che copre ormai il 50% del PIL.

Progetti ambiziosi nel settore dell’energia, inclusa tutta la filiera downstream delle attività estrattive; consistenti investimenti nelle infrastrutture di trasporto; importanti iniziative di modernizzazione delle principali filiere agroalimentari; sviluppo delle potenzialità nel turismo e avvio di attività manifatturiere mirate soprattutto al mercato regionale sono temi di grande rilevanza e su cui viene posto l’accento per le aziende che intendono investire in Ghana.

Nel corso del 2013 l’economia del Ghana ha registrato un tasso di crescita elevato, pari al 7,7 per cento con il settore dei servizi al primo posto (+ 9,6%), seguito da attività industriali ed estrattive (7,3%) e agricoltura (5,2%). Gli ultimi due settori contribuiscono al PIL complessivo del Paese per il 30% e per il 20%. Gli ultimi dati (secondo trimestre 2014) indicano un rallentamento in alcuni settori (prodotti della pesca e dell’allevamento) ma le previsioni preconsuntivo per il 2014 indicano comunque una crescita complessiva attorno al 6,9%.

Attualmente il problema più consistente è rappresentato dall’elevato deficit del bilancio statale di circa l’8-10 per cento del Pil che dovrebbe però ridursi grazie all’aumento delle royalties derivanti dall’incremento previsto nella produzione di idrocarburi. In questo contesto dovrebbe essere di aiuto anche un prestito-ponte di 800 milioni di dollari negoziato in ottobre con il Fondo Monetario Internazionale.

Energia

Dumsor: è il termine con cui i ghanesi chiamano le interruzioni e i contingentamenti del servizio elettrico, che sono un problema ricorrente del Paese dove la domanda è cresciuta del 10% annuo a partire dal 2008 raggiungendo circa 14mila Gigawattora nel 2013. Nei prossimi anni le previsioni sono per ulteriori aumenti annui nell’ordine del 6-7 per cento fino ad arrivare a 22-23 mila Gigawattora nel 2020. Le utenze civili e commerciali coprono circa il 70% della domanda, l’industria mineraria il 14%, la fonderia di alluminio di Valco il 6% mentre la quota restante è suddivisa tra industrie (cartiere, zuccherifici, altre attività manifatturiere) e altre utenze commerciali, con la conseguenza di obbligare la maggior parte a dotarsi di generatori di back up con costi aggiuntivi (combustibili) valutati in 600/700 milioni di dollari all’anno.

I motivi sono diversi: l’irregolarità delle piogge comporta forti variazioni nell’apporto idroelettrico che copre poco meno del 50% della potenza installata. Le frequenti interruzioni nelle forniture del gasdotto di importazione dalla Nigeria (WAGP: West Africa Gas Pipeline) impediscono un utilizzo ottimale del parco termoelettrico. I cicli combinati in parte possono essere alimentati anche dal petrolio leggero oltre che dal gas naturale, ma con costi maggiorati del 300% che si traducono in pesanti deficit delle società del settore.

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Si aggiungono forti inefficienze e perdite nel sistema di distribuzione. Per fare fronte all’insieme di questi problemi il Governo di Accra ha messo a punto un ambizioso piano energetico che prevede l’aggiunta di almeno 200 Megawatt annui di potenza che forse non bastano. Secondo altri calcoli effettuati dalla Banca Mondiale, che tengono conto anche della necessità di una riserva pari almeno al 20%, entro il 2022, sarebbe infatti richiesto un aumento della potenza installata pari a 2.400 Megawatt. In pratica, un raddoppio rispetto al parco attuale. L’ordine di grandezza degli investimenti complessivi previsti è nell’ordine di 4 miliardi di dollari e richiedono senz’altro un apporto di capitali privati, possibile in quanto il quadro normativo del Paese prevede la presenza di produttori privati (IPP: independent power producers) che possono conferire alla rete l’energia prodotta sulla base di tariffe Fit in prestabilite o venderla a utenze industriali e commerciali. Attualmente operano in questa veste solo tre società di cui due locali e una cinese. Gestiscono centrali a gas in stretta collaborazione con Volta River Authority che è il principale produttore del Paese. Nessuno di questi vende direttamente alle utenze finali. Tutti hanno pronti nel cassetto i progetti per ulteriori espansioni. Nelle fonti rinnovabili c’è spazio per ulteriori impianti idroelettrici, impianti a biomassa collegati alle produzioni agroindustriali del Paese (cacao, pala da olio, canna da zucchero), centrali fotovoltaiche.

A valle, i piani del Governo prevedono anche di aumentare la copertura del servizio elettrico. Attualmente il tasso medio nazionale è del 72% ma con forti disparità. In particolare in tre Regioni a nord del Paese la copertura scende al 44, 32% e 30%.

Entro il 2020 il Governo ha dichiarato che il 10% dell’energia prodotta dovrà provenire da fonti rinnovabili complementari alla filiera idroelettrica. Quindi: fotovoltaico, eolico, biomasse e rifiuti, con l’auspicato intervento anche di capitali (e tecnologia) dall’estero. Attualmente è operativo solo un impianto fotovoltaico da 2 Megawatt a Punga, nel nordest del Paese, gestito da Volta River Authority. I livelli di irraggiamento sono abbastanza favorevoli : vanno da 1.800 a 3.000 giorni anno con medie mensili tra 4,4 e 5,6 kilowattora per m2 giorno. L’utilizzo del fotovoltaico dovrebbe servire soprattutto a coprire località isolate dalla rete nazionale. Sono i cosiddetti sistemi “off grid” per i quali sono previsti consistenti contribuiti anche da parte della Banca Africana di Sviluppo. Nella filiera eolica esistono alcuni progetti localizzati lungo la costa di un gruppo svizzero e uno danese. Nel settore idroelettrico il Ministero dell’energia ha identificato 16 siti adatti per l’alimentazione di centrali di piccola e media grandezza che vanno da una potenza minima di 17MW a un massimo di 95MW. Il Ghana ha un buon potenziale per la produzione di energia da biomasse collegate a diverse produzioni agricole (palma da olio, canna da zucchero, cacao) ma al momento non sono previsti progetti di rilievo in questo settore. Un’ulteriore area di intervento riguarda l’introduzione di combustibili lignei sostenibili ed efficienti in sostituzione dell’ utilizzo tradizionale di legna e carbone di legna per impieghi domestici (cottura, acqua calda sanitaria ecc.) che nel bilancio energetico complessivo del Paese incidono con una quota preponderante (60%). Infine il programma prevede lo sviluppo della filiera dei biocombustibili per coprire buona parte degli impieghi per il trasporto e per la produzione di energia statica (alimentazione di pompe per l’irrigazione agricola e altro).

Logistica e Trasporti

A seguito dell’approvazione della legge quadro sulle Public Private Partnerships (PPP), il Ministero dei Trasporti e la Public Investment Division del Ministero delle Finanze del Ghana hanno individuato una serie di progetti nel settore dei traporti, da finanziare in regime PP. Si tratta nello specifico del rilancio delle attività del vettore aereo nazionale, della costruzione dell’interporto di Boankra localizzato vicino Kumasi, seconda città del Paese e della riabilitazione della Eastern Railway Line.

Trasporto aereo: lo storico vettore aereo del Paese, Ghana Airways è stato messo in liquidazione nel 2005 e nel 2010 ha cessato di operare anche Ghana International Airlines. Nell’agosto di quest’anno il Governo ha avviato un programma per individuare un vettore aereo con cui costruire, in regime di partnership, (la quota dello Stato sarebbe comunque ridotta: attorno al 10%) un nuovo vettore aereo in grado di svolgere le tradizionali funzioni della compagnia di bandiera. Il programma gode di un iniziale supporto della Banca Mondiale. In parallelo il Governo intende allo sviluppo dell’aeroporto internazionale di Accra che dovrebbe diventare un vero e proprio hub per l’Africa Occidentale. Ad Accra volano British Airways, Delta, KLM, Lufthansa, Iberia, Turkish, Emirates, Royal Air Maroc, Alitalia e tutte le principali compagnie africane.

Ferrovie: Il progetto più rilevante riguarda il rilancio dell’ Eastern Railway che collega il porto di Tema alla città di Kumasi passando per Koforidua lungo un percorso di circa 300 km.

Logistica: L ’interporto d i Boankra dovrebbe diventare il polo di movimentazione e stoccaggio per i container diretti al porto di Tema, provenienti dalle aree nord del Paese, ma anche dai paesi limitrofi, senza accesso al mare (Burkina Faso, Niger, Mali).

Agricoltura

Il Ghana è già oggi uno dei maggiori esportatori mondiali di alcune commodities:primo fra tutti il cacao grezzo (oltre 2,4 miliardi di dollari) e sotto forma di semiprodotti(oltre 1.700 miliardi di dollari). A cui si aggiungono, sia pur su livelli più contenuti, altre produzioni: anacardi, zucchero, gomma naturale, ananas. Contestualmente, il Ghana è anche un importante importatore netto di prodotti agricoli di base e di alimenti. Il dato può sembrare contradditorio ma si spiega. La produzione di commodities risale ancora alla tradizione coloniale di quella che un tempo era chiamata la Costa d’Oro e, sia pure con fluttuazioni nel tempo (prezzi delle materie prime), è sempre stata una delle principali fonti di introiti valutari del Paese che però nel frattempo è cambiato.

Ghana_agricoltura

Con l’urbanizzazione, i consumi alimentari della popolazione si sono modificati e la tradizionale agricoltura di sussistenza delle zone rurali (incluso allevamento del bestiame) non è più in grado di soddisfarli per diversi motivi che riguardano: l’insufficienza di adeguate infrastrutture interne di trasformazione, conservazione, trasporto e la dotazione di capitali e conoscenze necessarie per sviluppare nuove produzioni e canali efficienti di commercializzazione. Per questo motivo il Ghana si trova oggi a importare per centinaia di milioni di dollari alimenti e derrate che potrebbero essere prodotte localmente: pollame, cereali, conserve di pomodori, latte in polvere, bevande ed altri prodotti. Sotto questo profilo il Paese ha ancora molta strada da fare, ma i numerosi esempi di aziende che hanno iniziato a operare in queste filiere indicano che dei margini ci sono. Va rilevato che il Governo del Ghana ha messo a punto una politica di sviluppo agricolo che punta in diverse direzioni: – produzione di alimenti di base destinati prevalentemente al consumo interno (riso, mais, manioca) con un allungamento della catena del valore (lavorazione, essicazione, produzione di mangimi, farine); – produzioni commerciali (olio di palma, caucciù, ananas e frutti tropicali, anacardi, soia, sorgo) con un’estensione delle aree coltivate e, in alcuni casi (caucciù) il rilancio di precedenti piantagioni da rinnovare. Anche in questo caso l’obiettivo collegato e un aumento della quantità e qualità delle lavorazioni effettuate localmente.

Fonte: Diplomazia Economica Italiana

Comments
One Response to “Ghana: una terra piena di ricchezze”
  1. tramedipensieri scrive:

    …che non esageri e diventi come un paese occidentale però….
    senza dimenticare la lingua orinaria e tutto il resto.

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