Missione Africa per il Premier Renzi

L'arrivo del presidente del Consiglio Matteo Renzi ad Accra, in Ghana
1 febbraio 2016
(AP Photo/Christian Thompson)
Il Premier Matteo Renzi ha guidato a febbraio una missione in Nigeria, Ghana e Senegal, con l’intento di elaborare una strategia di lungo periodo in grado di individuare aree di comune collaborazione con il sud della sponda mediterranea, zona da considerarsi una priorità per l’Europa intera.
La terza missione nell’Africa Subsahariana di Renzi dal suo insediamento a Palazzo Chigi si è aperta con una visita in Nigeria. La visita è stata particolarmente significativa, dal momento che si è trattato della prima visita di un Capo di Governo occidentale (la prima assoluta per un Premier italiano nel Paese) da quando Muhammadu Buhari è assurto alla Presidenza del Paese: un segnale apprezzato dall’entourage nigeriano, poiché ha confermato la profondità dei tradizionali legami di amicizia.
Il programma del governo nigeriano poggia su tre sostanziali pilastri: la sicurezza e la lotta a Boko Haram, il contrasto alla corruzione e il rilancio dell’economia nazionale. Su quest’ultimo fronte, in particolare, l’Italia e le sue aziende possono svolgere un ruolo fondamentale, soprattutto tenendo conto che la Nigeria è il Paese più popolato dell’Africa (173 milioni di abitanti) ma che – malgrado una crescita del Pil che ha rasentato il 6% annuo nell’ultimo decennio – non è ancora riuscita a contrastare adeguatamente la disoccupazione giovanile che supera oggi il 50%. Di qui l’esigenza di rilanciare l’industria e cercare di innescare un circolo virtuoso che possa a sua volta alzare il livello di occupazione e conseguentemente anche quello dei consumi. Il tutto senza dimenticare che il Paese – primo esportatore petrolifero in Africa e dotato di grandi riserve di gas naturale – deve fronteggiare da qualche anno una forte contrazione di questa voce sul Pil, tendenza che ha comportato nuove sfide per le finanze pubbliche e per il bilancio dello Stato. Basti pensare che il greggio rappresenta il 90% delle esportazioni del Paese e circa il 75% dei ricavi. Di contro, il peso sul Pil è segnalato in crescita per le industrie dei comparti telecomunicazioni, immobiliare, manifattura, costruzioni e tempo libero.
In che modo, quindi, l’Italia potrebbe essere d’aiuto alle autorità di Abuja? La strada è stata tracciata dal Presidente Buhari proprio nel corso della missione. Il Capo di Stato ha infatti auspicato che l’Italia voglia continuare a giocare un ruolo da protagonista in questo mercato, segnalando in particolare come il nostro settore privato potrebbe fornire un contributo fondamentale allo sviluppo di due comparti ritenuti prioritari: quello dell’agricoltura e quello dell’estrazione mineraria. Per quanto riguarda l’agricoltura, in particolare, nel corso della visita è stata annunciata una prima missione di imprenditori italiani in Nigeria per cogliere le opportunità offerte da questo settore. E’ stato inoltre ricordato come il comparto dell’oil, ma soprattutto quello del gas, abbiano ancora molto da offrire e come l’Italia possa continuare a giocare un ruolo da protagonista in questo ambito. Su questo fronte, nel corso della missione italiana Buhari ha esplicitamente ricordato il ruolo svolto nel Paese dall’Eni fin dal 1962. Inoltre, Boko Haram – che nel nordest del Paese rappresenta ancora una minaccia concreta – negli ultimi anni ha metodicamente distrutto numerose infrastrutture considerate strategiche, opere di ingegneria che ora vanno ricostruite e che pertanto rappresentano un fronte su cui l’Italia può vantare sia competenze specifiche sia campioni in grado di competere a livello internazionale.
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La missione guidata dal Presidente Renzi ha fatto poi tappa nel Ghana, anche questa prima visita di un premier italiano nel Paese sub sahariano. Renzi ha ribadito che l’Italia punta ad accrescere la presenza commerciale nel Paese, come dimostrato anche dall’apertura dell’Ufficio ICE e ha fatto riferimento alla presenza di lungo periodo dell’Eni, con accordi che legano i due Paesi fino al 2036.
L’Italia è pronta a concludere accordi in campo commerciale nei settori già comunemente individuati, in par ticolare agribusiness, energia e infrastrutture. Malgrado gli spazi di manovra del Governo siano al momento piuttosto ridotti per via della concomitanza di diversi fattori che incidono negativamente come il debito pubblico elevato, il deprezzamento della valuta locale e un’inflazione ancora alta, i tentativi di rilanciare l’economia non mancano. Sul fronte dell’agricoltura, per esempio, il Ghana punta a medio termine a recuperare il terreno perduto nell’ambito della produzione di caffè, che secondo le previsioni dovrebbe crescere dalle attuali 6.000 tonnellate annue a circa 100.000 tonnellate. Per raggiungere questo e altri obiettivi è sceso anche in campo il Fondo Monetario Internazionale che ha contribuito a redigere un piano triennale per favorire la ripresa. In una recente intervista, il Vice D.G. del Fondo, Min Zhu, ha confermato che il Ghana sta facendo evidenti progressi: le aspettative per quest’anno sono di una diminuzione dal 2% al 3% dell’inflazione, un taglio del deficit del 2% e una contestuale crescita dell’economia nazionale tra 4% e 5%.
Per quanto riguarda il settore energetico, il Governo di Accra ha inoltre deciso di avviare un processo di parziale privatizzazione di Electricity Company of Ghana (Ecg), l’azienda elettrica nazionale a totale partecipazione pubblica, attraverso una concessione di lungo termine che riguarderà le attività di dispacciamento. Ecg serve circa tre milioni di clienti e nel 2014 ha riportato un fatturato di oltre 750 milioni di dollari.
L’ultima tappa della missione ha toccato il Senegal, visita che ha fatto seguito all’invito rivolto al Capo di Governo italiano dal Presidente senegalese Macky Sall in occasione dell’incontro a Roma nel novembre di due anni fa. Anche in questo caso, si è trattato della prima visita in assoluto in Senegal da parte di un Presidente del Consiglio dei Ministri italiano. La due giorni nel Paese sub sahariano ha costituito l’occasione per lanciare ufficialmente il Programme d’Appui au Développement Economique et Social (Padess), che è stato finanziato dalla Cooperazione Italiana con uno stanziamento di 12 miliardi di Cfa. Tradotto in euro, equivale a un plafond di 17,8 milioni in quattro anni che servirà per sostenere la lotta alla povertà con particolare attenzione ai gruppi più vulnerabili. Il Padess rappresenta in effetti un nuovo modo di concepire la cooperazione allo sviluppo che, oltre ad affrontare situazioni di carattere emergenziale, si prefigge l’obiettivo di riuscire a creare le condizioni per avviare uno sviluppo economico e sociale duraturo, percorso che prevede anche un saldo partenariato. Su questo fronte, è stato annunciato nel corso della missione, Italia e Senegal lavoreranno nei prossimi mesi alla definizione degli interventi del programma per il triennio 2017-2019.
Nel corso della due giorni, le autorità senegalesi hanno più volte espresso l’auspicio di un coinvolgimento di aziende italiane nell’attuazione dei progetti previsti dal ‘Plan Sénégal Emergent’, con particolare attenzione ai settore dell’agricoltura, dell’agroindustria, dell’energia, delle infrastrutture. Negli intenti del Governo di Dakar, il piano dovrebbe servire a risollevare le sor ti dell’economia nazionale. Quest’ultima è da decenni alle prese con una crescita del Pil asfittica, a sua volta causata da un livello insufficiente di produttività e di infrastrutture economiche, dalla difficoltà di accesso a fattori di produzione irrinunciabili come acqua ed energia elettrica, dalla vulnerabilità dell’agricoltura ai fattori climatici e da una sostanziale fragilità della catena di valore legata alle attività agro-pastorali. Tra i pilastri del piano di riforme figurano la digitalizzazione delle procedure amministrative, l’introduzione di nuove regole fiscali e legali semplici, il rafforzamento della competitività dei fattori di produzione e la promozione di investimenti ‘ad alto impatto’.
Aiuti concreti su questo fronte potrebbero dunque arrivare anche dall’Italia, tenuto conto che Renzi ha confermato ancora una volta l’interesse degli imprenditori di casa nostra a investire in Senegal, sia in virtù delle numerose opportunità offerte dal mercato interno sia per la stabilità politica che caratterizza il Paese.

Fonte: Diplomazia Economica Italiana

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